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GRECIA & ITALIA/ La rinascita dell'Argentina, un mito da sfatare

Pubblicazione:martedì 22 maggio 2012

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Questo fattore non ha innescato un piano di sviluppo sul quale investire gli enormi introiti che in breve tempo lo Stato era riuscito ad accumulare, bensì l’inizio di uno Stato gestore di settori sempre più larghi della società: fu riconosciuto il diritto alla pensione sociale, i cui minimi vennero elevati, mentre gli importi di quelle maturate vennero decurtati del 70%, dando inizio a una serie di cause penali contro lo Stato da parte dei cittadini che nel tempo, spesso dopo vari anni (se ancora in vita), riescono a vedersi riconosciuti i loro diritti. Ma il fenomeno si è ripresentato anche sui nuovi ingressi nel mondo previdenziale, per cui la faccenda è ancora in corso.

Kirchner affrontò anche un’altra grave problematica pendente: quella dei processi contro gli ex appartenenti alla dittatura militare. Basandosi su di un disegno di legge formulato dalla deputata socialista Patricia Walsh (figlia dello scrittore scomparso durante la dittaura) appartenente all’opposizione, vennero aboliti i decreti promulgati da Alfonsin e da Menem denominati rispettivamente “Punto final” e “Obedencia debida” che videro la luce dopo altrettanti tentativi di golpe operati da una classe militare dotata di un grande potere. Di fatto, sotto Kirchner i processi ripresero e i responsabili furono tutti condannati all’ergastolo.

Allo stesso tempo, però, si assistette a una sostanziale revisione storica di quel nefasto periodo, nel quale il Paese era attraversato da un’ondata di terrorismo opera di vari movimenti, ai quali si contrappose (purtroppo) la genocida repressione militare. Ma resta il fatto che essa fu conseguente a un clima politico torbido, con una Presidente (Isabelita Peron) vedova dell’omonimo ex dittatore, ma che aveva portato l’ex coniuge alla rottura con tutta l’ala sinistra del movimento peronista, instaurando un clima da guerra civile. Al terrorismo si contrapponevano formazioni paramilitari governate dall’ex maggiordomo di casa Peron, il sinistro Lopez Rega, che nel frattempo aveva conquistato la fiducia di Isabelita e di fatto la sostituiva al potere.

Il kirchnerismo, con l’appoggio di una parte del Movimento delle madri di Plaza de Mayo (l’altra è tuttora fedele ai principi che avevano ispirato la nascita del gruppo), iniziò un vero e proprio processo reinterpretativo di quella nefasta epoca, che raggiunse il culmine nella ricompilazione della prefazione del libro “Nunca Mas” di Ernesto Sabato, testo che raccoglie le testimonianze rese al processo alla dittatura promosso da Alfonsin. Al testo dell’autore, che parlava apertamente di una guerra civile, viene proposto un singolare concetto di “cattivi” (i militari) contro “buoni” (i terroristi) di guerra sporca e guerra giusta… Dimenticando quello che Sabato scriveva basandosi sul concetto che la Democrazia non si costruisce, nè si ottiene con le armi in mano e che il terrorismo si deve combattere e si può rispettando i diriti umani, non calpestandoli.

Nonostante i processi fossero ripresi a causa di un decreto sfornato dall’opposizione, il kirchnerismo si costruì l’aureola di unico inquisitore del passato regime, dimenticando di come fin dal suo inizio la giovane democrazia argentina aveva processatto il suo recente passato, che, come ripetiamo, all’epoca era ancora presente e vitale, tanto da provocare sommosse e tentativi di golpe. Ma da ciò emerge un’altra caratteristica dell’attuale potere argentino: finchè tutti i media erano consenzienti con il Governo tutto funzionava a meraviglia, ma da quando è stata votata una legge (sacrosanta) che regola la proprietà dei mezzi di informazione e mette dei limiti (la legge precedente era un decreto militare) è iniziata una vera e propria guerra che è tuttora in corso. Il nemico principale è il Gruppo Clarin, che detiene non solo molti mezzi di informazione, ma è proprietario (monopolista) dell’unica cartiera che fornisce i giornali.

Gli effetti di questo conflitto si sono ulteriormente dilatati sotto la presidenza della moglie (Cristina Fernandez de Kirchner) e si sono vieppiù acuiti per l’enorme serie di scandali che, rotto il patto, sono saltati fuori e che coinvolgono la famiglia presidenziale. Lo scrittore Luis Majul, autore di un libro sull’argomento, parla di un patrimonio di circa 3200 milioni di dollari. Da parte del Governo la risposta non si è fatta attendere e si è basata non solo su di una chiusura netta verso ogni pensiero differente da quello kirchnerista, ma anche sulla sostanziale perdita di diritti di chi non è in sintonia con il potere, tanto che la malfamata nomenklatura peronista degli anni ‘50 è tornata a operare attraverso un gruppo di fedelissimi del kirchenrismo (battezzato “La Campora” in nome di un ex presidente argentino che cedette il potere a Peron e ne permise la seconda elezione), che sanno molto di guardie rosse di maoista memoria.


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