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GRECIA & ITALIA/ La rinascita dell'Argentina, un mito da sfatare

Pubblicazione:martedì 22 maggio 2012

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Non solo: il kirchnerismo ha iniziato a manovrare in forma più o meno velata acquisendo o fondando mezzi di informazione, ovviamente subalterni al suo pensiero, promosso monologhi televisivi a reti unificate di ore in cui il Presidente parla a un uditorio compiacente, obbligato i lavoratori pubblici a intervenire alle manifestazioni del potere, pena la perdita della giornata lavorativa o, quando il partecipante non lavora nell’apparato pubblico, dietro compenso. Quella che si sta instaurando in Argentina non ha niente a che vedere con la Democrazia, ma ha più a che fare con un’oligarchia agonizzante che tenta in tutti i modi (leciti e non) di mascherare una situazione che potrebbe trasformarsi in un altro 2001.

Perchè se è vero che il tasso di disoccupazione è sceso, la pensione è garantita a tutti e i salari dispongono di una mini-scala mobile, il tasso di inflazione è ormai del 30% annuo (l’Indec, l’istituto di statistica nazionale, lo calcola allo 0,8%...), la povertà si è mantenuta al 33% e il sistema indotto delle sovvenzioni alle classi meno abbienti non sta portando a nessun risultato; semplicemente perchè invece di promuovere e sviluppare una cultura del lavoro, si preferisce agire con elargizioni per ogni figlio posseduto che, pur se di valori minimi, spesso agiscono da giustificazione per abbandonare il lavoro... e spesso sono frutto di un voto di scambio. Come d’altronde nella Pubblica amministrazione e nelle imprese legate al Governo: anni fa la Compagnia aerea Aerolineas Argentinas venne rinazionalizzata, dopo due privatizzazioni in cui la politica ha giocato un ruolo non proprio ortodosso. Attualmente la compagnia perde circa 1200000 dollari al giorno, soldi ripianati dall’Anses (l’Inps locale - a dimostrazione di quanto le pensioni costituiscano un “bancomat” per molti governi, compreso quello italiano), ma i suoi funzionari e dipendenti godono di trattamenti economici addirittura superiori a quelli europei, e naturalmente la gestione della compagnia lascia molto a desiderare dal punto di vista commerciale…

Sempre nel settore dei trasporti ci si è accorti solo dopo una catena di incidenti culminati nel disastro recente della stazione Once (50 morti) che gli immensi capitali dati ai privati come sovvenzione per il mantenimento della rete ferroviaria già distrutta nel suo network durante le liberalizzazzioni degli anni ‘90 finivano nei conti americani aperti dagli imprenditori e il livello di sicurezza era semplicemente disastroso.

Allo tsunami di polemiche causato dalla tragedia si è aggiunto l’ennesimo scandalo che chiama in causa l’intorno governativo: il ministro dell’Economia è stato accusato di aver favorito apertamente un’impresa in grave situazione economica nella commessa della stampa delle banconote; una situazione molto grave che rischia di far terminare il secondo mandato della Kirchner anzitempo. Per questo sono state messe in atto due misure tese a far “dimenticare” alla gente la situazione gravissima: due manovre “patriottiche” come dare un impulso sfrenato al problema delle Malvinas (le Falkland) - un disco molto caro ai militari e anche al potere politico quando si trovano in difficoltà - e la rinazionalizzazione dell’impresa petrolifera YPF, espropriandola dalle mani della spagnola Repsol, che nei torbidi anni Novanta l’aveva acquisita nel corso delle privatizzazioni decise da uno dei più corrotti governi della storia del Paese. Peccato che tra i più accesi fautori di quella operazione ci fossero il già citato Nestor e sua moglie, entrambi ferventi menemisti.

Le due mosse, se da un lato hanno favorito (come logico) un patriottismo acceso e condiviso dai più, dall’altro hanno allontanato l’Argentina dal resto del mondo e creato non pochi problemi, specie dopo la pubblicazione di un video molto polemico sulla sovranità delle Falkland, dove si tirano in ballo i prossimi giochi Olimpici, nei quali gli atleti argentini gareggeranno in chiare condizioni di inferiorità perchè, a causa del blocco delle importazioni di prodotti stranieri in Argentina, i loro attrezzi per la preparazione giacciono da mesi in dogana.

Certo, dal 2001 molte imprese fallite sono state risollevate proprio dai lavoratori, ma si tratta di casi isolati, quasi eroici, e non di programmi istaurati da un potere governativo che aveva, nel 2006, le casse del tesoro piene. Attualmente non lo sono più e difatti è stata messa in atto una politica fiscale tesa soprattutto a far pagare il conto di politiche senza senso (tipo quella già citata del blocco delle importazioni) ai pensionati e alle classi produttive del Paese, settore agricolo in primis. Anche perchè di industria argentina, purtroppo, non si può ancora parlare.



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