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Esteri

INDIA/ Ecco la doppia mossa dell'Italia per liberare i marò

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Questo mi ha effettivamente stupito fin dal primo momento. Si tratta indubbiamente di un’imputazione molto grave, che sembra voler essere più che altro una nuova pesante provocazione dell’autorità indiana nei confronti dell’Italia.

Come giudica l’operato del Ministero italiano di fronte a provocazioni di questo tipo?

Il governo italiano ha operato in modo giusto e deciso, in particolare dopo la formale incriminazione. Certo, potrebbe anche dimostrarsi più severo, ma dubito che rompere le relazioni diplomatiche possa servire a qualcosa, visto che proprio questi stessi rapporti risultano adesso fondamentali per mandare avanti i negoziati. In questi casi bisogna far leva su una sorta di sensibilità politica: il governo italiano ha deciso che per il momento risulta più efficace la linea “morbida”, nonostante in realtà stia maggiormente flettendo i muscoli.

Terzi ha fatto sapere di aver chiesto al Segretario generale dell'Onu Ban Ki-Moon e ad altri principali ministri incontrati a Chicago e a New York “un sostegno attivo a quella che è non soltanto la tesi italiana, ma un'esigenza affinché non si crei un precedente pericolosissimo per tutta la comunità internazionale”. Quanto è alto secondo lei un rischio del genere?

Il ministro Terzi ha centrato il problema, anche se la questione resta puramente bilaterale. Giuridicamente l’Europa non ha assolutamente alcun tipo di ruolo nella vicenda, ma politicamente la questione è diversa.

In che senso?

Quanto sta accadendo potrebbe rappresentare un precedente molto pericoloso in cui sembra venir meno l’immunità dei corpi di truppa stazionanti all’estero, quindi è ovvio che in futuro qualsiasi Stato potrebbe trovarsi in una simile situazione. Il precedente non si è però ancora creato perché, nonostante l’India stia mantenendo una condotta illecita, l’Italia sta reagendo duramente. Diverso sarebbe stato se il governo italiano si fosse per esempio scusato per quanto è successo, ma ovviamente non è accaduto.  

 

(Claudio Perlini)

 

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