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ALGERIA/ Fouad Allam: un Paese paralizzato dai traumi dell’Islam radicale

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Il primo è la paura di ricadere nello scontro fisico, che negli anni 90 ha lasciato tracce indelebili in numerose famiglie che hanno perso i loro cari. Per oltre cinque anni la società algerina è stata attraversata dalla paura, e questo ricordo è ancora molto fresco. A livello della psicologia di massa si è percepita invece una sorta di apatia e delusione perché i protagonisti della comunicazione politica appartengono a un’altra generazione, e dunque esiste una sorta di incomunicabilità. In questa fase i giovani aspettano e sono come in una situazione di stand-by.

 

Quali sono gli ideali della gioventù algerina?

 

Da un lato sente parte di questo inizio secolo, dall’altra è impotente nel definire una strategia di cambiamento. E’ qualcosa che caratterizza un po’ tutte le gioventù del mondo arabo nelle loro attese politiche. Non sono state in grado di definire una controcultura alternativa a ciò che propone il vecchio schema politico-culturale. Ci vorrà molto tempo per individuare una persona o un’idea in grado di creare la sintesi nei confronti delle attese. C’è quindi un vuoto in questo senso.

 

Da dove nasce la frustrazione dei giovani algerini?

 

E’ un sentimento presente in tutto il mondo arabo, anche se ha trovato espressione in forme diverse. I giovani egiziani hanno manifestato in piazza Tahrir, quelli tunisini in Avenue Bourguiba, ma sono ugualmente frustrati. Anche l’apatia, la non partecipazione, il rifiuto dei vecchi modelli, che caratterizza i giovani algerini, è a sua volta una forma di contestazione.

 

Quanto è forte ancora l’estremismo islamico in Algeria?

 

Non mi risulta che sia forte, però è presente e ciò basta a fare scattare la paura e i traumi del passato. La violenza politica, con morti e sangue che scorre per le strade, ha lasciato tracce che sono divenute un trauma collettivo. E’ quello che ha subito l’Algeria durante la guerra di liberazione dalla Francia. Questo non spiega tutto, ma in parte è all’origine del comportamento degli algerini.

 

(Pietro Vernizzi)



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