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SIRIA/ Strage di Hula: l'Onu vuole la condanna, la Russia pone il veto

Il Consiglio di Sicurezza dell’Onu si riunisce questa sera, su proposta di Francia e Gran Bretagna, per discutere della situazione in Siria dopo la strage avvenuta nella giornata di ieri 

Foto: InfoPhoto Foto: InfoPhoto

Secondo quanto riferito da fonti diplomatiche all'agenzia France Press, la Russia avrebbe messo il veto alla nuova dichiarazione del Consiglio di sicurezza dell'Onu di condanna nei confronti del massacro avvenuto ieri nella città di Hula, dove truppe di Assad hanno ucciso 109 persone, tra cui decine di bambini. Un atto davanti al quale la presidenza degli Stati Uniti si è detta “inorridita”, sottolineando che si tratta del “vile testamento di un regime illegittimo che risponde a una protesta politica pacifica con una brutalità di indicibile disumanità”. La Russia blocca dunque una nuova dichiarazione di condanna perchè contraria al cambio di regime e favorevole a una soluzione di accordo tra governo e ribelli. Nel testo che questa sera sarà sul tavolo del Consiglio di Sicurezza dell'Onu si legge che quanto avvenuto ieri rappresenta un “uso indiscriminato e sproporzionato della forza contro la popolazione, in flagrante violazione della legge internazionale, della risoluzione Onu sulla Siria e degli impegni presi dal governo siriano per il cessate il fuoco". Il segretario di Stato Usa, Hillary Clinton, ha condannato quelle che ha definito vere e proprie "atrocità", lanciando successivamente un appello affinché si possa mettere fine allo spargimento di sangue: "Gli Stati Uniti condannano nel modo più forte il massacro nel villaggio siriano di Hula", fa sapere il Dipartimento di Stato attraverso un comunicato, "quelli che hanno perpetrato questa atrocità devono essere identificati e chiamati a renderne conto". "Gli Usa – si legge ancora - lavoreranno con la comunità internazionale per intensificare la nostra pressione su Assad e i suoi, perché le uccisioni e la paura devono cessare". Anche il rappresentante della politica estera dell'Ue, Catherine Ashton, si è detta “inorridita” da quanto accaduto e ha spiegato che "la comunità internazionale deve continuare a parlare con una sola voce per chiedere la fine del bagno di sangue e sollecitare Assad a dimettersi e a permettere una transizione democratica”. Intanto i disertori dell’esercito siriano libero, come quanto riportato dalla Cnn, fanno sapere che il piano di Kofi Annan non potrà più essere rispettato e annunciano rappresaglie contro i fedeli al regime di Assad. E’ il portavoce dell’Esl, il colonnello Qasim Saad Eddine, a dire in un video: “Dopo questa lunga attesa, una prova di pazienza e costanza, il comando congiunto dell'Esl in Siria annuncia che non è più possibile rispettare il piano di pace mediato da Kofi Annan, che il regime utilizza a proprio vantaggio per perpetrare altri massacri contro i civili disarmati. E' chiaro che il piano Annan è morto, e Bashar al Assaf e la sua gang criminale non capiscono altro che il linguaggio della forza e della violenza”.