BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Esteri

IL CASO/ Kaur, incinta, uccisa dal marito: è questa l'Italia multiculturale?

Uno striscione per Hina Saleem, la ragazza pakistana uccisa dal padreUno striscione per Hina Saleem, la ragazza pakistana uccisa dal padre

Anche per il processo che si aprirà contro il marito di quest’ultima martire del multiculturalismo e dell’indifferenza, l’associazione Acmid Donna sarà parte civile al fianco di chi non può più parlare, ma ha diritto ad ancora maggiore protezione perché la sua voce ha smesso di gridare e il suo cuore ha smesso di battere. Ma in noi vive ancora, sempre più forte e spregiudicato. Queste donne sono il simbolo di un male che si sparge ma anche di una speranza che divampa come un fuoco sulla cima della montagna, dando luce a tutta la valle che non vede mai il sole. Con la loro morte illuminano la scena, per poi lasciare spazio al dolore e alla battaglia per i loro diritti e per la memoria di come vissero e di come morirono.

 

In questo la politica, la società civile e l’opinione pubblica non ci sono. Sono assenti e il vuoto è grande, tale da non poter essere colmato e da lasciare sempre campo libero a chi vorrebbe tramutare la nostra società in un enorme incubatore di repressione e oppressione multiculturale. Hina, Sanaa, Rachida, Kaur e tante altre donne, sono vittime dell’indifferenza e del sonno della ragione in cui l’Italia e l’Europa vivono la modernità, dove se non c’è un buco della serratura da osservare morbosamente non c’è notizia. Dove se non c’è scandalo non c’è riprovazione sociale. E le donne immigrate, al pari di quelle italiane vittime di una violenza senza freno, continuano a gridare nel vuoto, ascoltando l’eco della propria voce. Il che non fa altro che raddoppiare la loro solitudine e la sensazione che un giorno la morte colpirà anche loro.

© Riproduzione Riservata.

COMMENTI
29/05/2012 - Cara Souad, (claudia mazzola)

non sono solo le donne ad essere uccise, anche i bambini e gli uomini di qualsiasi nazionalità. Il tuo cuore sembra ferito ma c'è speranza. Oggi è venuta in ufficio una bambina indiana di 9 anni a fare un fax, bellissima, dolcissima con due occhi neri pieni di vita, ha due fratelli ed una sorella più grandi, vivono qui vicino a me, guardandoli ti posso confermare che sperare non è vano.

 
29/05/2012 - disperazione o multicultura? (Antonio Servadio)

Siamo completamente sicuri che sia una famiglia Indiana? Potrebbero forse provenire da uno di quei paesi confinanti? Ci piacerebbe che un omicida Italiano in Asia fosse scambiato con un austriaco o un corso? Per non indulgere nella tanto criticata morbosità mediatica, serve una prudente precisione. Più che "capolavoro della follia estremista multiculturale" direi piuttosto "tragico epilogo di umane solitudini, incomprese e abbandonate". Prima viene infatti il lato umano, perchè sono persone, e non esperimenti politici. Metta in primo piano la pietas. Che il multiculturalismo non sia mai stato in piedi da nessuna parte lo avevamo già capito, se ne sono accorti anche in UK e in Germania. Ma se non vogliamo alimentare davvero gli "estremismi" e le loro tragiche conseguenze, sarebbe meglio chiarire come e perché che non si intende demonizzare gli immigrati più derelitti. E serve proporre una via, non basta strillare contro ignoti. Qui mancano programmi di istruzione, di supporto e di assistenza alla comunicazione inter-culturale. Tutta roba senza la quale i "capolavori" certo che si ripeteranno.