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ELEZIONI FRANCIA/ L’ex premier libico: Gheddafi nel 2007 finanziò Sarkozy

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Le cose si mettono male per Sarkozy, già dato per sconfitto da molti dei bookmakers delle elezioni; tutto farebbe pensare ad un complotto, e al fatto che la notizia sia stata tenuta nel cassetto dai suoi avversari fino al momento opportuno. Tanto più adesso che il primo sondaggio effettuato in seguito al faccia a faccia con Hollande di ieri sera afferma che il candidato socialista è risultato più convincente. Detto ciò, non significa che la notizia non sia vera. Da tempo si dice che il regime di Muammar Gheddafi avrebbe finanziato la campagna dell’attuale capo dell’Eliseo nel 2007. Del resto, che i rapporti economici con la Libia fossero serrati era da tempo cosa nota. E avere rapporti con la Libia, ai tempi, significava averli con il Colonnello, dato che aveva accentrato nella sua famiglia e tra i suoi fedelissimi la gestione a l’amministrazione diretta di ogni comparto strategico dell’economia del Paese. Sta di fatto che a confermare l’ipotesi è una voce, in tal senso, piuttosto autorevole.

E’ stato, infatti, Bechir Essed, avvocato dell'ex premier libico Baghdadi al-Mahmudi a raccontarlo ai giornalisti. Al-Mahmudi si trova, attualmente, a Tunisi, dove è in carcere, mentre il suo legale ha parlato a suo nome. Secondo, quindi, l’ex premier, i soldi girati al presidente francese sarebbero addirittura 50 milioni di euro. All’epoca le trattative per l’accordo furono stipulate dall’allora capo dei servizi segreti libico, Moussa Koussa. Addirittura, ci sarebbero dei documenti che proverebbero l’avvenuta transazione. Il premier ha rilasciato alcune dichiarazioni che se confermate getterebbero un’ulteriore ombra sulle operazioni militari effettuate con l’avvallo della Nato in Libia che hanno portato alla caduta del regime di Gheddafi; operazioni, come emerso da più fonti, innescate proprio dalla Francia che avrebbe fomentato la rivolta inviando armi e dando supporto logistico a parte dei ribelli. Quando poi il dittatore iniziò a sparare sui civili, Oltralpe ebbero gioco facile ad appellarsi alla necessità di un intervento per salvare i civili. Ebbene, l’ex premier ha sostenuto che il suo arresto e la sua detenzione in Tunisia sono «state istigate dal presidente francese affinché non emergessero i dettagli del finanziamento della sua campagna». L’affare era esploso in seguito alla pubblicazione sul sito Mediapart di una lettera con la firma, presunta, di Moussa Koussa, dove faceva riferimento al finanziamento.

 

 

 



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