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ELEZIONI IRAN/ La sconfitta di Ahmadinejad, vincono i conservatori di Khamenei

Si è tenuto oggi il secondo turno delle elezioni legislative in Iran. Nuova vittoria del partito conservatore che si oppone all'attuale presidente in carica Amadinejad

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Iran, si è tenuto il secondo turno delle elezioni legislative. Anche in questo secondo turno il partito dell'attuale presidente iraniano Mahmud Amadinejad risulta sconfitto, e non di poco, da quello del suo principale rivale, la guida suprema religiosa Ali Khamenei, leader del partito conservatore iraniano. Il primo turno elettorale si era tenuto lo scorso mese di marzo e già si erano viste le avvisaglie della sconfitta, ma adesso il successo dei conservatori assume toni trionfali sommando naturalmente i due risultati. Mahmud Amadinejad ha ottenuto un buon risultato solo nella capitale Teheran, portando a casa nove dei sedici seggi disponibili. Nel particolare sistema elettorale iraniano, si è votato in questo secondo turnoi per 65 seggi in palio: di questi  22 sono andati al Fronte unito dei principalisti (formazione piritica legata a Khamenei) e 15 al Fronte della resistenza (Paidari, sostenitore di Ahmadinejad). Gli indecisi o indipendenti sono 15. In totale, il parlamento iraniano conta 290 seggi la maggioranza die quali va ai conservatori e alle forze loro alleate. L'affluenza è stata pari a quella del primo turno elettorale, cioè del 64%. Il parlamento iraniano ha compiti assai ridotti, ad esempio non può intervenire su questioni scottanti come quella del nucleare, ma certamente è in grado di influenzare l'elezione del nuovo presidente della repubblica. Khameini e Amadinejad sono in forte contrasto tra di loro, lo si è visto spesso, ma la vittoria del primo non significa certo una possibilità di democrazia e libertà per il popolo iraniano. Anzi, si tratterebbe di un ritorno verso il regime islamico fondamentalista più rigido. Dell'ondata democratica che caratterizzò le molte manifestazioni del passato recente, quelle diventate famose come movimento dei verdi, oggi non resta quasi più niente: i leader Mussavi e Karrubi sono agli arresti domiciliari ormai da più di un anno, mentre l'ex presidente Khatami ha perso molta della sua credibilità, specie quando aveva chiesto di boicottare il voto e poi è andato a votare lui stesso. La non partecipazione al voto comunque è stata forte: nella capitale avrebbe votato il 48% degli aventi diritto.