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ELEZIONI GRECIA/ Giannakou (conservatori): porteremo l'Europa nel baratro

Un'elettrice di fronte al Parlamento greco (InfoPhoto) Un'elettrice di fronte al Parlamento greco (InfoPhoto)

L’unica cosa certa è che dobbiamo fare tutto il possibile per formare un governo ed evitare elezioni anticipate, per consentirci di partecipare alla Conferenza della Nato e all’Eurogruppo. La Costituzione prevede che il presidente della Repubblica tenti di affidare l’incarico di governo rispettivamente ai leader dei primi tre partiti classificatisi alle elezioni. Se nessuno di loro riesce a formare un esecutivo, il capo di Stato riunisce i presidenti di tutti i partiti e propone loro la formazione di un governo di unità nazionale. Se anche ciò non è possibile, chiama uno dei due presidenti della Corte Suprema e indice le elezioni anticipate.

 

L’ultimo governo greco, guidato da Lucas Papademos, è stato formato da ministri tecnici. Perché non tentare di ripetere quell’esperienza?

 

Quella di un governo tecnico è una delle possibilità sul tavolo, ma tutto dipende dalla volontà dei partiti. Se manca un accordo tra le forze politiche in campo, diventa impossibile la formazione di un esecutivo, di qualsiasi tipo esso sia. Al momento stiamo vagliando tutte le possibilità di un governo politico. Se anche Nuova democrazia e Pasok insieme dovessero avere la maggioranza in Parlamento, non avrebbero comunque la legittimazione politica degli elettori a governare da soli perché sommati hanno ottenuto solo il 33%.

 

Eppure a Nuova democrazia e Pasok mancano solo due deputati per avere la maggioranza…

 

Ma anche se riuscissimo a ottenerli, quanto a lungo riusciremo a governare il Paese con il 33% dei voti? Se gli altri sei partiti presenti in Parlamento si rifiutano di entrare in qualsiasi coalizione con Nuova democrazia e Pasok, la prospettiva che ci attende sarà comunque molto difficile.

 

Qualora alla fine si riuscisse a formare un governo, Nuova democrazia chiederà di rinegoziare gli accordi economici tra la Grecia e l’Ue?

 

Nuova democrazia ha affermato chiaramente fin dall’inizio che accettiamo tutti gli obiettivi finanziari che ci sono stati indicati dall’Ue, ma ci teniamo aperte le possibilità di ridiscutere alcuni singole parti degli accordi. Ritengo che si tratti di una strada percorribile, per migliorare alcuni aspetti senza venire meno ai nostri impegni europei.

 

(Pietro Vernizzi)

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