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SIRIA/ Waqqaf (Al Jazeera): bambini come scudi umani, vi spiego perché è falso

Pubblicazione:mercoledì 13 giugno 2012

Foto Infophoto Foto Infophoto

Prima dell’incidente, il suo nome era stato messo su Facebook indicando che era un collaboratore del regime. Lo studente aveva subito diverse minacce, e quando le proteste hanno coinvolto l’Università di Aleppo, si è passati dalle parole ai fatti gettandolo dal quarto piano. Gli attivisti hanno quindi scaricato la responsabilità dell’uccisione sul governo, e l’Onu si è limitato a riportare la loro versione nel rapporto senza vagliarne l’attendibilità.

 

Lei si reca spesso in Siria. Quanto sono estese le atrocità nei confronti dei civili?

 

Purtroppo i civili in Siria stanno subendo numerose violenze, e il governo di Assad si trova di fronte a un dilemma. Da un lato, se non mette in atto operazioni militari contro i gruppi armati, i civili in certe aree cadono vittime dei ribelli. Questi ultimi quando controllano una zona terrorizzano le popolazioni che vi abitano, costringendole a pagare somme di denaro e a partecipare alle manifestazioni. Se invece il governo interviene per liberare città e villaggi dai gruppi armati, si verificano sempre delle uccisioni di civili durante gli scontri.

 

Non è comunque meglio che si rispetti il cessate il fuoco?

 

I civili non sono mai veramente al sicuro nelle aree controllate dai ribelli, basta vedere che cosa è successo a Hula. Le due famiglie massacrate erano a favore del governo, e il motivo per cui sono state uccise è che si sono rifiutate di partecipare a delle manifestazioni anti-governative e di pagare denaro ai ribelli per l’acquisto di armi. Il messaggio è chiaro: chiunque disobbedisce ai gruppi armati sarà ucciso a sua volta.

 

(Pietro Vernizzi)



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