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EGITTO/ Farouq: la sentenza dei giudici può ridar vita all'Egitto democratico

Pubblicazione:venerdì 15 giugno 2012 - Ultimo aggiornamento:sabato 16 giugno 2012, 10.02

Un momento delle elezioni in Egitto (InfoPhoto) Un momento delle elezioni in Egitto (InfoPhoto)

Sì. La libertà è il più grande nemico dell’estremismo, e dopo essere rimasti in Parlamento per meno di un anno i Fratelli musulmani hanno perso il 50 per cento dei loro consensi. Se avremo una nuova tornata di elezioni libere, gli islamisti non saranno in grado di ottenere nuovamente la maggioranza. Sempre che si torni realmente alle urne, e su questo ci sono dei forti dubbi perché oggi l’Egitto si trova tra due fuochi: l’islamismo radicale e i rischi di una dittatura militare. Non a caso secondo alcuni analisti dobbiamo attenderci un colpo di Stato.

 

Secondo lei è a questo che mira l’esercito?

 

Il Consiglio militare si oppone al cambiamento, che spera di bloccare concedendo alcune riforme. I rivoluzionari puntano a trasformare la struttura stessa dello Stato, mentre l’esercito vuole limitarsi a estromettere Mubarak e a mettere fine alla corruzione nel governo. C’è un’enorme distanza tra questi due obiettivi. Non basta infatti un palliativo, occorre dare risposte profonde a un Paese dove il 40 per cento delle persone vive con meno di 2 dollari al giorno. Senza un cambiamento radicale questa situazione rimarrà sempre immutata.

 

Cosa accadrà ora?

 

I rivoluzionari hanno imparato la dura lezione dalle conseguenze delle loro divisioni e del fatto di essere privi di un’istituzione politica in grado di rappresentarli. Nell’ultimo anno però nello schieramento liberale sono emersi dei leader e delle persone capaci di formare una struttura politica più solida.

 

E se domani dovesse vincere Shafiq, un fedelissimo di Mubarak?

 

Se dovesse vincere Shafiq, a differenza del regime di Mubarak avrà la legittimazione di elezioni sostanzialmente, anche se non del tutto, regolari. Per i rivoluzionari la sfida sarà quindi ancora più dura, perché Shafiq rappresenterà i milioni di egiziani che lo hanno votato. Non sarà più quindi espressione della dittatura, ma del processo democratico che lo ha portato alla vittoria, e sarà quindi più difficile opporsi a lui.

 

Quali saranno le conseguenze?

 

Il linguaggio stesso della rivoluzione sarà costretto a cambiare radicalmente, le marce di protesta in piazza Tahrir non avranno più senso e il Paese si troverà diviso in due. I rivoluzionari dovranno quindi affrontare questa divisione del Paese, che nasce dalla loro stessa scarsa consapevolezza, lavorando innanzitutto per trasformare la società, anziché soltanto per conquistare il potere.

 

(Pietro Vernizzi)



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