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GRECIA/ Giannakou (ex ministro): il nostro piano per convincere la Merkel e restare nell'euro

Pubblicazione:martedì 19 giugno 2012 - Ultimo aggiornamento:martedì 19 giugno 2012, 9.02

Antonis Samaras Antonis Samaras

Il problema riguarda i diktat tedeschi nei confronti del deficit greco. E’ nostra intenzione rispettare il Memorandum of understanding, ma l’attuale situazione del Paese è quella di una crescita negativa, pari al -6%. Dobbiamo cercare di riagganciare la crescita, ottenendo dall’Ue un’estensione del periodo di tempo entro cui dovremo rispettare i patti. Ritengo che sia uno scenario possibile.

 

Ma il Memorandum non è già stato firmato?

 

In quanto parlamentare europea, so per esperienza personale che l’Ue si basa su una negoziazione continua. Grazie a una discussione e a una migliore comprensione della realtà del nostro Paese, troveremo quindi una soluzione che vada bene per tutti.

 

Anche per la Merkel?

 

Il cancelliere tedesco probabilmente non accetta la parola rinegoziazione, perché la associa all’idea che la Grecia trovi la scusa per non cambiare nulla. Angela Merkel però è anche una personalità europea, e sa che l’Unione tra gli Stati del Vecchio continente si basa sulla rinegoziazione e il compromesso tra gli interessi di tutti gli Stati. La Grecia non è nulla senza l’Ue, ma d’altra parte i grandi Stati come la Germania senza l’Europa e l’euro perderebbero la loro importanza a livello globale. Dobbiamo quindi discutere insieme dell’idea di Ue che vogliamo costruire e aiutarci a vicenda, in quanto la solidarietà è un principio base dell’Unione.

 

Samaras riuscirà a traghettare la Grecia fuori dalla crisi?

 

Non possiamo pensare di uscire dalla crisi in un mese o in un anno. Prima sarà necessario un lavoro molto duro, e finché non ci sarà crescita o la crescita sarà negativa, non cambierà nulla. Uno dei passi indispensabili sarà quello di creare nuovi posti di lavoro.

 

In che modo?

 

Le pensioni e i salari non devono essere ridotti, perché altrimenti crolleranno i consumi, il denaro non circolerà e l’intera economia ne risentirà. E’ noto a qualsiasi economista che un piano di austerity non è di per sé sufficiente a creare la crescita. La disoccupazione si combatte passo passo, rafforzando progressivamente la nostra economia.

 

(Pietro Vernizzi)



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