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EGITTO/ Il gioco dell’Esercito? Colpire i cristiani e nascondere la mano

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I funerali delle vittime copte uccise dall'Esercito  I funerali delle vittime copte uccise dall'Esercito

“Il potere sempre più saldamente in mano ai militari porterà i cristiani egiziani a stare ancora peggio. Per l’Esercito, che sotto varie forme controlla il Paese dagli anni ’50, i copti sono solo una pedina nel gioco confessionale utilizzato per distrarre la popolazione dai problemi reali”. Ad affermarlo è Marco Hamam, esperto di Medio Oriente della rivista Limes e ricercatore dell’Università di Sassari. In attesa dei risultati delle presidenziali, che saranno resi noti domani, il Consiglio militare ha approvato alcuni emendamenti alla Costituzione che estendono pericolosamente i poteri politici dell’Esercito. Numerosi analisti egiziani hanno parlato di rischi di colpo di Stato, per Hamam invece “il colpo di Stato è già avvenuto un anno e mezzo fa ma nessuno se ne è mai accorto”.

 

Hamam, in che senso il colpo di Stato sarebbe già avvenuto?

 

Il colpo di Stato in Egitto ha preso forma quando i rivoluzionari di piazza Tahrir, che simboleggiavano le persone scese in piazza in tantissime città del Paese, hanno consegnato in mano all’Esercito la protezione della rivoluzione. I militari erano favorevoli a questo sommovimento popolare e quindi all’inizio hanno preso posizione a favore della piazza e delle istanze che aveva prodotto. Ben presto però si è capito che da tempo i militari non vedevano di buon occhio la salita al potere di Gamal Mubarak, figlio del rais, e che quindi auspicavano una rivolta di piazza. Alla fine hanno cavalcato l’onda attuando un golpe molto soft ed elegante, che continua ad andare avanti fino a oggi.

 

Qual è lo scenario cui ci troviamo di fronte?

 

Siamo di fronte a una “pakistanizzazione” dell’Egitto, nel senso che la situazione politica al Cairo sarà sempre più simile a quella di Islamabad. Ai Fratelli musulmani vengono lasciati la piazza e alcuni gangli del Paese, svuotati del loro significato, come il Parlamento e il presidente della Repubblica, che però non comanda le forze armate. I militari si arroccano in uno Stato nello Stato e diventano il potere supremo che alla fine decide tutto.

 

Ritiene che in futuro i militari consentiranno un cambiamento democratico?



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