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Esteri

TUNISIA/ Ecco le lobby che "manovrano" gli assalti dei salafiti

Scontri a TunisiScontri a Tunisi

Occorre, a questo proposito, fare un po' di chiarezza. Le violenze di questi giorni appaiono originate da piccole bande di vandali, molto verosimilmente ingaggiati da qualcuno allo scopo di mantenere elevata la tensione sociale. I riferimenti ideologici, di qualsiasi tipo (salafiti, estremisti dell'una o dell'altra parte), che collegano questi atti di vandalismo ad organizzazioni politiche religiose sono, in tutta evidenza, precostruiti per essere prontamente sbandierati poi attraverso il tam-tam di media. Illuminante, a questo proposito, la vicenda del bar “incendiato” a La Marsa all'inizio della settimana. Un saldatore che stava eseguendo un lavoro all'interno di un bar in ristrutturazione ha accidentalmente indirizzato la fiamma ossidrica su una poltroncina imbottita. A quanto pare il tentativo di spengere il fuoco con dell'acqua ha peggiorato la situazione e in pochi minuti si è sviluppato un principio di incendio che fortunatamente non ha causato vittime. Tanto è bastato affinché immediatamente televisione nazionale, radio e stampa denunciassero la devastazione di un bar da parte di bande di salafiti. Le manifestazioni previste per oggi sono state annullate dalle autorità di governo per evitare che possano prestarsi ad essere sfruttate sia come occasione di ulteriori polemiche sia come terreno di battaglia nel quale infiltrare qualcuno assoldato per compiere atti vandalici ai danni di vetrine, auto e negozi.

 

Per quale motivo i salafiti tunisini hanno dato vita a manifestazioni violente?

 

Anche a questo proposito è necessario riportare la verità dei fatti. In questo momento centinaia di salafiti tunisini sono impegnati come volontari in soccorso alla popolazione investita da una emergenza drammatica della quale i media non parlano: il ritiro della spazzatura che viene sistematicamente bruciata in discariche a cielo aperto nei quartieri della periferia nord, in particolare a Ettadamen, dove vivono ottocentomila persone in un territorio di diciotto chilometri quadrati, una delle mostruosità ereditate dal regime del dittatore Zine El Abidine Ben Alì e di quanti hanno collaborato con lui allo scempio di un Paese messo in ginocchio da una dittatura scellerata. Gli episodi di violenza che in passato hanno visto in primo piano i salafiti, indicati come autori di atti vandalici, di intimidazioni e di aggressioni fisiche, si sono rivelati delle grottesche messe in scena da parte di chi auspica il ritorno della dittatura agitando lo spettro dell'islamofobia. Un episodio per tutti: quando l'anno scorso, fu dato assalto al cinema Africa dove veniva proiettato il film "Ni Dieu ni Maitre", intervenne la polizia per disperdere gli autori degli atti vandalici, in apparenza salafiti. Dopo l'intervento della polizia furono rinvenute sull'asfalto numerose barbe finte. Di questo i media non parlarono.

 

Dietro a quanto è avvenuto si può leggere un’influenza straniera, che punta a destabilizzare la Tunisia?