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TUNISIA/ Ecco le lobby che "manovrano" gli assalti dei salafiti

Pubblicazione:giovedì 21 giugno 2012

Scontri a Tunisi Scontri a Tunisi

No, nella maniera più assoluta. Gli episodi di vandalismo costruiti e organizzati ad arte per essere attribuiti a fazioni estremiste appaiono sempre più chiaramente, anche agli occhi della stessa opinione pubblica, almeno in Tunisia, di origine interna, e ricollegabili per lo più a lobbies legate al vecchio RCD (il partito di Ben Alì) e al milieu della borghesia tunisina che vorrebbe perpetuare il vecchio “status quo” grazie al quale, mediante il controllo sostanziale, diretto e indiretto di Banca Centrale, STEG (energia elettrica), Sonede (acqua), delle società di telecomunicazioni e dei trasporti, veniva spartita una ghiotta torta. Un privilegio, questo, che solo un dittatore, ovvero da queste parti un presidente di una repubblica presidenziale, potrebbe ancora garantire.

 

Ritiene che il danno di immagine al Paese possa portare a un tracollo del settore turistico?

 

Il tanto decantato turismo in Tunisia è in buona parte un bluff. Lo sanno bene quanti hanno scelto di trascorrere, specie negli ultimi venti anni, le loro vacanze da queste parti. Gli alberghi costruiti sulle spiagge del litorale tunisino, spesso in barba a qualsiasi norma di rispetto per l'ambiente, rappresentavano un business fine a se stesso e non certamente un investimento per un turismo programmato su basi serie. Pare che non di rado avessero lo scopo di favorire il riciclaggio di denaro sporco. Il turismo in quest'anno ha mostrato segni di ripresa e, soprattutto, stanno arrivando turisti più interessati a vedere da vicino questa transizione democratica che a lasciarsi abbronzare su una spiaggia.

 

Ben Alì è stato condannato all’ergastolo per i morti durante le rivolte di un anno e mezzo fa. Che cosa ne pensa di questa sentenza?

 

La responsabilità diretta di Zine El Abidine Ben Alì è stata dimostrata in modo inequivocabile. I fatti del gennaio 2011 sono avvenuti sotto gli occhi di tutti e le testimonianze raccolte non lasciano dubbi. Il processo è stato celebrato in modo assolutamente equo e con tutte le garanzie che un regime democratico deve offrire in uno stato di diritto. Considerando, infine, il fatto che nel paese vige ancora la pena di morte direi che la sentenza è stata clemente.

 

(Pietro Vernizzi)



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