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AFGHANISTAN/ Ucciso un carabiniere italiano. Biloslavo: i talebani pensano già al 2014

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AFGHANISTAN, UN CARABINIERE ITALIANO UCCISO IN UN ATTENTATO Un carabiniere italiano, Manuele Braj, 30 anni, è rimasto ucciso stamattina in un attacco talebano al campo di addestramento di Adraskan. Le notizie provenienti dall’Afghanistan sono rimaste a lungo confuse: l’incidente è avvenuto alle ore 8:50 locali, le 6:20 italiane, e inizialmente si era pure pensato a una esplosione provocata dai nostri stessi militari. Il campo in questione è gestito da carabinieri appartenenti alla cosiddetta PSTT (Police Speciality Training Team) che addestra forze speciali afgane. Con il passare delle ore si è chiarito che invece era proprio un attentato talebano quello che aveva ucciso il nostro militare e ferito altri due fortunatamente non gravemente. Si sta ancora però cercando di capire se si sia trattato di un razzo sparato dall’esterno e caduto nel campo di addestramento (l’ipotesi più accreditata) o dell’usuale attentato kamikaze, di un terrorista cioè che sia riuscito a entrare all’interno del campo e a farsi esplodere. IlSussidiario.net ha chiesto a Fausto Biloslavo un commento su questa ennesima morte di un militare italiano: «È impossibile nonostante l’ampio numero di nostri soldati in Afghanistan prevedere e impedire questo tipo di attacchi mortali, che sono realizzati come dei mordi e fuggi improvvisi», ha detto. «È altresì vero che questo dimostra come la zona intorno al campo italiano non fosse affatto sicura». Per Biloslavo «è evidente che i talebani stanno già prendendo di mira i simboli dell’Afghanistan del post 2014, la data in cui le forze militari occidentali lasceranno il Paese. Hanno infatti colpito quel tipo di struttura che invece sarà destinata a rimanere nell’addestrare gli afgani stessi. Questo ci fa capire che la lunga missione occidentale in quel Paese non ha sortito un gran risultato».

Biloslavo, la zona in cui è accaduto l’attentato di stamane di che tipo è? Soggetta già in passato ad azioni terroristiche?

Quel campo di addestramento sito ad Adraskan già in passato era stato oggetto di colpi di mortaio, di azioni fortunatamente non molto drammatiche come purtroppo quella di oggi. È una zona un po’ isolata, non è una zona sicurissima, ma non è neanche la zona peggiore del nostro schieramento militare in Afghanistan.

Il campo colpito dall’attentato è un campo di addestramento della polizia afgana?

È un campo gestito dai nostri carabinieri impiegati nell’addestramento della polizia afgana. In particolare di questa unità della polizia che ha anche un ruolo militare non solo di polizia. È scorretto chiamarli corpi speciali, ma comunque si tratta di un corpo più tattico che poi viene impiegato nelle zone più calde per la loro attività anche militare e non solo di ordine pubblico.

In Afghanistan abbiamo quasi 4mila soldati. L’attentato di oggi rende evidente come non bastano a prevenire azioni mortali.

È una guerra asimmetrica. Sembra sia stato sparato un razzo dall’esterno e quindi è chiaro che difficilmente un tipo di azione di questo tipo è prevedibile e frenabile. Difficilmente puoi fermare un attacco di questo genere. Il problema è che se hanno sparato un razzo vuol dire che lo hanno sparato da vicino e quindi la zona intorno al campo non è evidentemente sicura anche se si tratta quasi sicuramente di un attacco “mordi e fuggi”.

Non il classico attentato kamikaze dunque.



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