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SIRIA/ L'Italia aiuti Damasco in una transizione sul modello cileno

Pubblicazione:martedì 26 giugno 2012

Tayyip Erdogan (Foto: Infophoto) Tayyip Erdogan (Foto: Infophoto)

Frattanto i governi dell’Unione Europea hanno pensato bene di aggiungere danno a danno comminando alla Siria ulteriori sanzioni. Anche qui un’esperienza che risale all’epoca delle “inique sanzioni” contro l’Italia fascista degli anni ’30 del secolo scorso per arrivare fino a quelle contro l’Iraq di Saddam Hussein dimostra che il conto delle sanzioni viene pagato dai popoli e non dai dittatori che li dominano; e che per di più  il loro effetto politico è spesso l’opposto di quello che si pretende, ovvero paradossalmente rafforza il dittatore (come, per fare un esempio che ci riguarda da vicino, accadde in Italia con Mussolini che proprio in tale frangente giunse all’apice della sua popolarità).

E’ chiaro che l’epoca di dittature come quella della famiglia Assad nel Vicino Oriente è finita, e ne siamo tutti lieti, ma è lecito per liberarsene lasciare che un Paese come la Siria finisca in un campo di macerie? Nella storia recente c’è un caso esemplare di transizione non catastrofica da una dittatura alla democrazia: quello del Cile, dove si crearono le condizioni per un’uscita di scena di Pinochet senza per questo sconquassare la società e l’economia cilene. Perché l’Italia non si fa carico, in quanto maggiore potenza del Mediterraneo, di patrocinare in Siria un analogo processo, una volta tanto tirandosi dietro l’Unione Europea invece di esserne al traino? Forse però è troppo, ahimè, pretendere tanto da un governo che non sta nemmeno riuscendo a riportare a casa quei due nostri fanti di marina arrestati e detenuti nel Kerala dopo che un loro comandante del quale non si è avuto sin qui il piacere di conoscere il nome li fece inconsultamente andare a terra in uniforme a  consegnarsi come polli alle autorità locali.



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COMMENTI
26/06/2012 - quando amare la pace diventa un atto eroico... (PATRIZIO RICCI)

Bisogna essere onesti e leali per riconoscere ed è qualcosa che un giornalista dovrebbe sempre avere... conforta leggere un articolo così, libero da qualsiasi animosità, un articolo in armonia con quello che è l'uomo che ha una dignità superiore alla contingenza del momento ed al limite del peccato. Il modo con cui si è affrontata la crisi siriana porta alla luce quello che è il motivo della decadenza della nostra civiltà: non si riesce più a distinguere ciò che è bene da ciò che è male e fino a dove ci si può spingere per la ricerca del bene. Il bene per questo mondo è realizzare un luogo fisico e perciò è violento fino ad uccidere. Tuttavia non capisco come ci si possa illudere di arrivare alla giustizia, al bene, alla democrazia, quando non ci si riesce più a concepire in quanto uomini, fatti non da se stessi. Non si riesce più a dialogare con nessuno perchè non si rispetta la persona umana che non è la somma dei suoi diritti. Realizzare un qualsiasi dialogo tra i popoli e gli stati senza questa 'religiosità' è un'impresa persa in partenza e lo vediamo quante assurdità si stanno facendo in Siria e altrove in nome del bene. Noi non siamo i padroni della vita di nessuno ma non si è più educati a capire questa evidenza, ad avere il senso del mistero e del sacro: sommate queste semplici constatazioni e vedrete quanto si è parlato e sparlato sulla Siria offendendo il nostro essere uomini. Grazie Robi Ronza, grazie ilSussidiario.net.

 
26/06/2012 - ORA PRO SIRIA (Fiorenza Mi)

Vedere le forze presenti sul terreno, studiare gli interessi in campo, catalogare le bufale mediatiche, studiare le analogie con la guerra di Libia che ha già concluso la sua parabola destabilizzatrice (da paese più prospero dell’Africa, a landa desolata gestita da bande tribali e sfruttata da occidentalisti e monarchie assolute della penisola arabica), tutto questo ci consente di parlare liberamente della Siria e in modo veritiero. Condannate pure Assad per quello che ha fatto. Ma, poiché le bande che agiscono attualmente sono peggio di Assad, bisogna pregare che tutto finisca presto con la vittoria delle truppe regolari. Poi, a vittoria ottenuta, potrete riprendere a parlare di riforme. Con la vittoria dei ribelli,occidentalisti,qatarioti l’effetto sarà la distruzione della Siria e la sparizione della minoranza cristiana.

 
26/06/2012 - per vincere ci vogliono i leoni (Alessandro Garatti)

Complimenti sinceri all'autore dell'articolo che è riuscito, distinguendosi dai più, ad interpretare correttamente la vicenda siriana. Purtroppo rimangono delle mere illusioni le Sue considerazioni sull'opportunita' dell'Italia di assumere una qualsivoglia forma di leadership. Siamo allineati e coperti ai dictat "overseas", per distinguersi dagli altri ed esercitare una forma di autorevolezza politica bisogna "credere"....