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SIRIA/ L'Italia aiuti Damasco in una transizione sul modello cileno

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Tayyip Erdogan (Foto: Infophoto)  Tayyip Erdogan (Foto: Infophoto)

L’aereo militare turco abbattuto dalla contraerea siriana al confine tra Siria e Turchia aveva certamente sconfinato, come infine anche il governo di Ankara ha ammesso. Non di meno il fatto che l’artiglieria contraerea siriana l’abbia immediatamente preso di mira è sintomatico dalla tensione in atto fra i due Paesi. Che però la Turchia non abbia reagito subito ma si sia appellata alla Nato, di cui è uno dei membri principali, per molti aspetti è un buon segno. Significa che tutto sommato il governo turco non vuol far precipitare la situazione. Sin qui la cronaca degli ultimi giorni, che come sempre si spiega soltanto se viene situata in un più ampio orizzonte. In questo caso nell’orizzonte di un Mediterraneo da cui gli Stati Uniti si stanno pian piano ritirando mentre purtroppo né l’evanescente Unione Europea in generale né l’Italia in particolare, più che mai priva di un’adeguata politica estera, fanno qualcosa per riempire il pericoloso vuoto che va così a formarsi.

Ormai da sedici mesi un Paese importante del Vicino Oriente come la Siria è travagliato da una rivolta ora trasformatasi in guerra civile. Un conflitto che, lasciato a se stesso, è senza via d’uscita. Il regime di Assad non ha grande futuro ma conserva tutta la forza militare sufficiente per resistere sine die. Gli alawiti, la grossa minoranza religiosa che ne costituisce la base socio-politica, finché saranno con le spalle al muro e senza scampo resisteranno infatti manu militari sino all’ultimo colpo. Un regime inoltre che, pur non avendo un grande futuro, ha un solido presente potendo contare sull’appoggio della Russia. Stando così le cose, gli Usa, l’Europa e la Turchia stanno facendo ciò che di peggio non si può fare in una situazione del genere: riforniscono  di armi e munizioni le bande armate - certo non migliori e anzi spesso peggiori dei reparti governativi - che sono scese in campo contro il regime di Assad. E’ una politica irresponsabile in primo luogo perché quando si mettono in circolazione armi in situazioni del genere né le si possono più ricuperare né si può poi controllare in mano di chi vadano a finire; e in secondo luogo perché in questo modo si indebolisce la componente politica del movimento di opposizione a vantaggio della componente militare o anche più semplicemente banditesca (possibile che nemmeno l’esperienza relativamente recente di ciò che venne innescato in Afghanistan dalle forniture di armi fatte a piene mani da Washington a chiunque promettesse di combattere le forze di occupazione sovietiche non abbia insegnato niente a nessuno?). 



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COMMENTI
26/06/2012 - quando amare la pace diventa un atto eroico... (PATRIZIO RICCI)

Bisogna essere onesti e leali per riconoscere ed è qualcosa che un giornalista dovrebbe sempre avere... conforta leggere un articolo così, libero da qualsiasi animosità, un articolo in armonia con quello che è l'uomo che ha una dignità superiore alla contingenza del momento ed al limite del peccato. Il modo con cui si è affrontata la crisi siriana porta alla luce quello che è il motivo della decadenza della nostra civiltà: non si riesce più a distinguere ciò che è bene da ciò che è male e fino a dove ci si può spingere per la ricerca del bene. Il bene per questo mondo è realizzare un luogo fisico e perciò è violento fino ad uccidere. Tuttavia non capisco come ci si possa illudere di arrivare alla giustizia, al bene, alla democrazia, quando non ci si riesce più a concepire in quanto uomini, fatti non da se stessi. Non si riesce più a dialogare con nessuno perchè non si rispetta la persona umana che non è la somma dei suoi diritti. Realizzare un qualsiasi dialogo tra i popoli e gli stati senza questa 'religiosità' è un'impresa persa in partenza e lo vediamo quante assurdità si stanno facendo in Siria e altrove in nome del bene. Noi non siamo i padroni della vita di nessuno ma non si è più educati a capire questa evidenza, ad avere il senso del mistero e del sacro: sommate queste semplici constatazioni e vedrete quanto si è parlato e sparlato sulla Siria offendendo il nostro essere uomini. Grazie Robi Ronza, grazie ilSussidiario.net.

 
26/06/2012 - ORA PRO SIRIA (Fiorenza Mi)

Vedere le forze presenti sul terreno, studiare gli interessi in campo, catalogare le bufale mediatiche, studiare le analogie con la guerra di Libia che ha già concluso la sua parabola destabilizzatrice (da paese più prospero dell’Africa, a landa desolata gestita da bande tribali e sfruttata da occidentalisti e monarchie assolute della penisola arabica), tutto questo ci consente di parlare liberamente della Siria e in modo veritiero. Condannate pure Assad per quello che ha fatto. Ma, poiché le bande che agiscono attualmente sono peggio di Assad, bisogna pregare che tutto finisca presto con la vittoria delle truppe regolari. Poi, a vittoria ottenuta, potrete riprendere a parlare di riforme. Con la vittoria dei ribelli,occidentalisti,qatarioti l’effetto sarà la distruzione della Siria e la sparizione della minoranza cristiana.

 
26/06/2012 - per vincere ci vogliono i leoni (Alessandro Garatti)

Complimenti sinceri all'autore dell'articolo che è riuscito, distinguendosi dai più, ad interpretare correttamente la vicenda siriana. Purtroppo rimangono delle mere illusioni le Sue considerazioni sull'opportunita' dell'Italia di assumere una qualsivoglia forma di leadership. Siamo allineati e coperti ai dictat "overseas", per distinguersi dagli altri ed esercitare una forma di autorevolezza politica bisogna "credere"....