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Esteri

SIRIA/ Jean: un intervento contro Assad? A Usa e Turchia non conviene...

Una manifestazione di protesta contro Assad (InfoPhoto)Una manifestazione di protesta contro Assad (InfoPhoto)

La Russia non potrebbe certamente reagire, ma dovrebbe subire un eventuale attacco. Potrebbe protestare e adottare diverse misure in altri settori, ma non potrebbe fare altro. Sotto questo punto di vista è infatti molto interessante la visita che il presidente Putin sta facendo in Israele e Giordania in cui sicuramente si parlerà della questione siriana.

 

Qual è la posizione di Israele?

Israele è tutt’altro che convinto di ostacolare Assad, perché teme che in Siria possa arrivare un regime fondamentalista sunnita che sarebbe certamente molto più pericoloso rispetto all’attuale regime.

 

Per l’America sarebbe possibile intervenire in Siria con un approccio simile a quello dimostrato in Libia?

Un’eventuale operazione in Siria sarebbe ben più difficile. La Libia è un paese praticamente isolato, vicino al mare, e proprio per questo può essere colpito abbastanza rapidamente da forze schierate proprio sul Mediterraneo.

 

Invece la Siria?

La popolazione della Siria è innanzitutto quattro volte quella della Libia e inoltre ha un esercito molto più forte. Credo anche che i sostenitori di Assad siano molto superiori rispetto a quello che viene comunicato in Occidente: una gran parte della popolazione lo combatte, ma c’è tutta un’altra parte a cui il regime va più che bene. Da un punto di vista militare e strategico, un intervento Usa richiederebbe lo schieramento di grandissime forze, perché l’esercito siriano rappresenta uno dei maggiori pilastri del regime, cosa che invece non era in Libia. Anzi, Gheddafi guardava al proprio esercito con molto sospetto e preoccupazione perché temeva che potesse esautorarlo dal potere.

 

Che ruolo avrebbe l’Italia in caso di un intervento in Siria?

L’Italia non potrebbe di certo chiamarsi fuori. La nostra forza anche internazionale risiede nella solidarietà nei confronti degli alleati, che comporta quindi anche un allineamento alle decisioni che potrebbero eventualmente prendere gli Stati Uniti e gli altri alleati europei. Un altro aspetto da considerare è che l’instabilità della Siria si potrebbe ripercuotere su quella del Libano, paese che ci vede direttamente coinvolti, avendo inviato un migliaio di soldati nella sua zona meridionale. In conclusione, credo che l’aspetto più rilevante sia conoscere gli argomenti discussi durante la visita di Putin in Israele, da cui potrebbero emergere diverse novità.

 

(Claudio Perlini)

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