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RIO+20/ La Conferenza Onu? Un’inutile Babele

Pubblicazione:venerdì 29 giugno 2012

Il presidente del Brasile, Dilma Rousseff, parla durante la Conferenza - Infophoto Il presidente del Brasile, Dilma Rousseff, parla durante la Conferenza - Infophoto

Anzi, sono loro i veri carioca. La situazione - sostengono amici che ci vivono da anni - è molto migliorata: governo e municipio hanno investito molto, la polizia ha liberato le favelas dai narcotrafficanti, la criminalità si è drasticamente ridotta. Ma le favelas ci sono ancora perfino a Copacabana che i più conoscono (retaggio cinematografico ndr) per la famosa spiaggia e l’assolutamente immeritata fama delle belle e discinte ragazze. Continuando con i contrasti, in Brasile si respira e si osserva un’aria di speranza nel futuro con progetti mastodontici, ingenti risorse, grandissimo interesse da parte degli investitori. L’altra faccia di questa medaglia è costituita dall’organizzazione, dalle infrastrutture e dai servizi logistici -  aeroportuali in primis - non certo all’altezza della quinta potenza economica mondiale e di una città che nel 2014 ospiterà la coppa del mondo di calcio e nel 2016 addirittura le Olimpiadi.

Per tornare alla conferenza ONU posso raccontare di aver partecipato ad alcuni incontri istituzionali organizzati dalle suddette varie agenzie. I volti di tanti di questi funzionari, esperti mondiali, gestori di carte e report, promotori di significanti-tormentoni, sono ugualmente inespressivi. I loro discorsi costituiscono troppo spesso contorsioni verbali senza riferimenti concreti: “inclusivo”, “sostenibile”, “partecipativo”, “biodiversità”, “economia verde”, “investimenti nel capitale naturale”... Termini posti l’uno a spiegazione dell’altro all’interno di una stessa frase. Confesso che la realtà ha superato il mio pregiudizio. Intendiamoci: ci sono fior fiore di professionisti, persone realmente interessate ed idealisti concreti tra questi esperti; conferenze, teorie, protocolli e accordi sono fondamentali; Rio-1992 fu storica, Kyoto trattò temi vitali. Il problema, però, è che questo meccanismo gigantesco fatto di produzione di carte, conferenze, teorie, megaprogetti, ecc. rischia di dimenticare che, come dicevano Leopardi e don Sturzo: l’uomo è prima individuo e poi popolo! In queste conferenze, invece, l’uomo sembra soppiantato dalla “problematica”, dallo slogan-buonista e da interessi economici o particolari che appaiono dietro ogni angolo.


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