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Esteri

RIO+20/ La Conferenza Onu? Un’inutile Babele

Il presidente del Brasile, Dilma Rousseff, parla durante la Conferenza - InfophotoIl presidente del Brasile, Dilma Rousseff, parla durante la Conferenza - Infophoto

Il giorno dopo siglerà un accordo con i cinesi per lo sfruttamento di una foresta protetta in cambio della costruzione dell’aeroporto in una zona individuata senza alcuno studio di impatto ambientale, sfrattando 20.000 favelados dalle loro case che verranno rase al suolo e portandosi a casa il solito 10% di mazzetta - se va bene – per sé e per la sua grande famiglia. Dopo due giorni dovrà mettere a tacere alcune associazioni che si lamentano di una multinazionale che sta inquinando un villaggio di pescatori. La stessa multinazionale che gli – o meglio al figlio o cugino - ha intestato una villa con piscina nella zona chic della capitale.

Per concludere, mi sembra doveroso commentare il tema della conferenza Rio+20 e cioè lo sviluppo sostenibile. Lo faccio citando un ottimo intervento del ministro della Pianificazione e Sviluppo della Repubblica del Mozambico. Rispondendo ad un esperto che aveva arzigogolato una domanda del tipo “Come far diventare normalità, politica di tutti i giorni per una nazione, questi bei progetti sull’economia verde e  sostenibile?”, il ministro ha fatto presente che nel suo paese circa il 70% della popolazione è dedito all’agricoltura. Questa gente sa molto bene cosa significhi sostenibilità, biodiversità, investimento nel capitale naturale anche senza usare queste precise parole. “Il problema è farlo capire a governanti ed agli amministratori locali”.

Forse, la prossima volta, invece di una conferenza fallimentare converrebbe organizzare una bella gita nelle campagne della bassa bergamasca o del Mozambico. Certo, forse qualcuno di questi massimi esperti mondiali dovrebbe passare sei mesetti a dissodare il terreno con la zappa ed a mungere a mano, ma sono sicuro che alla fine capirebbero perché in fondo non sono poi così biodiversi dai contadini mozambicani o bergamaschi.

 

 

(di Ambrogio Fumagalli

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