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LIBIA/ Varvelli (Ispi): il caos del dopo-Gheddafi è una nuova minaccia per l'Italia

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No, non sono direttamente identificabili. Le tribù non corrispondono attualmente alle milizie armate. Di fatto la frammentazione del Paese anche dal punto di vista sociale lo ha trasformato in una sorta di campanilismo dove ogni piccola cittadina si è armata. Queste di fatto occupano dei territori e non mollano la presa. In pratica l'aspetto tribale si è trasformato in qualcosa di più moderno, ma altrettanto pericoloso.

 

La vita civile, la vita quotidiana dei libici, ha fatto progressi in termini di diritti umani dopo la caduta di Gheddafi?

 

Sicuramente dal punto di vista teorico c'è un tentativo di sviluppo di società civile, di una trasformazione, di dare vita a una nuova Costituzione e, tramite il consiglio nazionale transitorio, di imporre regole più precise e trasparenti. Ma nella realtà la situazione della vita civile di ogni libico è perlomeno uguale, se non peggiore a quella di prima. Non esistendo un organismo di governo centrale, seppure dittatoriale, come era quello di Gheddafi, la giustizia, il rispetto della legge sono inesistenti: siamo in preda ai soprusi di ogni tipo.

 

I Paesi occidentali che tanto si sono prodigati nella guerra contro Gheddafi dove sono?

 

Sono spariti a livello ufficiale, e vediamo uno scarso e preoccupante interesse  verso il caso libico anche da parte dell'Onu. Il disinteresse poi dell'Unione europea è ancor più preoccupante. La Libia è alle porte di casa nostra, abbiamo visto quanto questo incida per aspetti come le forniture energetiche o le migrazioni verso l'Italia e l'Europa. Vediamo di fatto un'assenza totale dell'Europa, che certo ha altre faccende e questioni economiche importanti di cui preoccuparsi, ma quelle libiche non sono certo meno importanti. 

 

Non esiste alcun tipo di aiuto  o intervento comunitario?

 

No, la Libia viene lasciata alla gestione nazionale, cioè ogni Paese fa una politica estera diversa. Col risultato altamente probabile di peggiorare la situazione, perché ogni Paese rischia di appoggiare un gruppo piuttosto che un altro.

 

La Francia è poi riuscita a mettere le mani sul petrolio libico, come si diceva all'inizio della guerra contro Gheddafi?

 

Di fatto per adesso non ci sono riusciti perché il governo transitorio è poco legittimato e di fatto non ha applicato alcun cambiamento. Sul futuro bisogna vedere. Io credo però che l'interesse della Francia non fosse soprattutto economico, ma dettato da ragioni di politica interna: Sarkozy doveva far vedere di puntare ad un'area precisa del Mediterraneo. Anche se adesso la questione economica potrebbe diventare molto interessante.

 

Esiste infine il pericolo di una presa di potere da parte dei fondamentalisti islamici?

 

Non penso che il fondamentalismo sia il rischio maggiore. Vedo invece un paese ingestibile che non ha organizzazione statale, che non ha una leadership, che è preda di disordini e di un caos continuo. Il vero pericolo sia per i libici che per noi europei è l'instabilità del Paese. Le elezioni vengono posticipate continuamente. Sarebbe importante che le elezioni fossero credibili soprattuto per i libici, per dare legittimità forte a un nuovo congresso e poi a un nuovo governo.

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