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LIBIA/ Varvelli (Ispi): il caos del dopo-Gheddafi è una nuova minaccia per l'Italia

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Il tentativo di occupazione dell'aeroporto della capitale libica effettuato oggi da una milizia proveniente da uno dei tanti villaggi un tempo roccaforti gheddafiane, dimostra tutta l'instabilità in cui versa il Paese. L'episodio si è chiuso fortunatamente in poche ore e senza spargimenti di sangue, ma è solo un nuovo campanello di allarme di una Libia che dopo la caduta di Gheddafi si trova nel caos. Uomini armati appartenenti alla brigata al-Awfiya avevano infatti occupato la pista principale dell'aeroporto costringendo a spostare tutti i voli in partenza in altra sede. Il motivo dell'eclatante gesto era la richiesta di liberazione del loro leader, secondo i miliziani arrestato dalle forze del governo qualche giorno fa mentre si recava a un incontro ufficiale a Tripoli. Il governo ha smentito tale ipotesi, sostenendo che l'uomo fosse stato invece rapito da altri miliziani sconosciuti.

Secondo Arturo Varvelli, ricercatore dell'Ispi, contattato da IlSussidiario.net, "l'episodio di oggi si inquadra in una lunga serie di episodi analoghi che la dicono lunga dell'instabilità che si vive in Libia dalla caduta di Gheddafi". Secondo Varvelli, "sono in circolazione ancora moltissimi ex sostenitori di Gheddafi che hanno a disposizione ingenti somme di denaro che permettono loro di armarsi. In questo modo si sono formate delle autentiche città stato che non riconoscono l'autorità centrale, e che anzi la ricattano e minacciano di continuo". La responsabilità di questa situazione, per Varvelli, sta nello stato di abbandono totale in cui l'Occidente e in particolare l'Unione europea hanno lasciato la Libia dopo la fine della guerra: "L'instabilità in cui versa la Libia è un pericolo molto forte per tutta l'Europa".

 

Varvelli, che cosa ci dice l'episodio all'aeroporto di Tripoli?

 

Ci dice come il problema principale oggi del governo transitorio sia il controllo delle milizie. Non esiste oggi in Libia uno Stato come noi lo conosciamo, ma esistono delle città stato a volte coalizzate fra loro che riconoscono, ma non sempre, l'autorità centrale e che anzi la ricattano. Questo comporta ogni volta una sorta di richiesta di partecipazione al potere nelle forme che si sono viste oggi, con l'occupazione di un nodo strategico, oppure con la minaccia armata, come successo altre volte con milizie che hanno circondato il palazzo del governo o compiuto intimidazioni di ogni tipo. 

 

Una situazione dunque precaria e ingestibile.

 

Ogni piccola milizia che ha un seppur piccola capacità di controllo territoriale può di fatto porre un problema di sicurezza al governo centrale. E' quello che è successo oggi.

 

Il governo ha smentito che il leader di questa milizia sia stato catturato daforze governative, piuttosto da altri miliziani.

 

Siamo in un Paese che è preda di vendette trasversali, e quindi può essere successa qualsiasi cosa. Bisogna anche considerare che gli ex gheddafiani costituiscono ancora una minaccia per la stabilità del Paese non tanto per il consenso di cui godono, ma soprattutto per la quantità di denaro di cui ancora dispongono. Sono una realtà ancora capace di incidere, comprandosi il consenso come fece Gheddafi per tanto tempo.

 

Ma queste milizie, queste brigate, corrispondono alle famose tribù di cui è costituita la Libia?



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