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Esteri

OBAMA/ L’Ue rischia una nuova recessione. I tagli non bastano

Secondo l’inquilino della Casa Bianca, il Vecchio Continente, come se l’attuale fase congiunturale estremamente negativa non fosse sufficiente, rischia una nuova recessione

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All’indomani del giudizio piuttosto negativo di Fitch, che contestualmente al declassamento della Spagna si è detta preoccupata per l’America, che non sarebbe stata in grado di mettere in piedi un piano serio di contenimento della Spesa, il presidente Usa Barack Obama esprime, a sua volta, le proprie preoccupazioni nei confronti dell’Economia europea. Secondo l’inquilino della Casa Bianca, il Vecchio Continente, come se l’attuale fase congiunturale estremamente negativa non fosse sufficiente, rischia una nuova recessione. Per questo, secondo Obama, sarebbe necessario dare un segnale importante, e mostrare un impegno politico comune. Secondo il presidente americano, gli europei hanno compreso perfettamente la gravità della situazione, così come il fatto che le soluzioni da assumere, per quanto possano essere dure e comportare dei sacrifici, sono pur sempre delle soluzioni. Sia ben chiaro: Obama  è preoccupato, anzitutto, per il proprio Paese e per le ripercussioni che una nuova ondata di crisi in Europa potrebbero determinarsi negli Usa. Ha precisato, infatti, che attualmente non sta facendo abbastanza per risolvere la crisi dei debiti sovrani e che una nuova fase recessiva potrebbe mettere in discussione la ripresa americana. Detto questo, ha manifestato l’intenzione di dare tutto il sostegno necessario per uscire dalla crisi spiegando, in particolare, che è necessario, anzitutto, iniettare liquidità nel sistema bancario. Su questo fronte, è necessario fare tutto il possibile perché la percezione comune sia quella di un sistema creditizio forte. Lanciando una stoccata alla politiche di austerity e rigore della Germania, ha ricordato che tagliando unicamente i cittadini avranno sempre più paura e, inevitabilmente, si determinerà l’avvitamento dei consumi. Obama ha detto, inoltre, che è doveroso fare tutto il possibile per la crescita nell’immediato e che la stabilizzazione dei conti, invece, potrà diventare un obiettivo futuro, un cammino economico da percorrere sul lungo termine. «In Europa – ci ha tenuto a ricordare in tal senso - ci sono Paesi con tassi di disoccupazione del 15 e 20 percento».