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NIGERIA/ Cervellera: i cristiani pagano con il sangue l'invidia dell'islam

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È chiaro che è innanzitutto questo. La crisi dell’identità dell’Occidente è una crisi culturale prima ancora che economica. La crisi economica che c’è adesso mette in luce la crisi culturale e religiosa già in atto da tempo. Da quando l’Occidente ha accettato un certo relativismo come cultura generale e un materialismo tecnico scientifico come metodo di rapporto con gli altri, ha praticamente abdicato ad avere qualunque ideale.

La Chiesa invece è presente più che mai in Africa. Non può essere questa presenza a far scattare la rabbia degli islamici?

No, non direi, o non solo. Secondo me questi gruppi fondamentalisti non ce l’hanno tanto con i cristiani, quanto con le conseguenze del cristianesimo. In Nigeria i cristiani sono quelli che sanno gestire di più la società, sono più imprenditori, hanno più vivacità e capacità, i musulmani invece si trovano emarginati dalla propria società ma si sono emarginati da soli. Quindi può essere esagerato parlare di un conflitto religioso islam contro cristianesimo: anche i vescovi nigeriani continuano a denunciare il conflitto come anche economico e culturale, aggravato dalla mancanza di sicurezza da parte del governo centrale.

In un quadro così fosco, c’è spazio per una parola di speranza?

La parola di speranza devono trovarla i nigeriani, cercando di costruire una società in cui vengano sostenute le giovani generazioni, anche quelle appartenenti alle etnie che si sono autoescluse dallo sviluppo. La speranza viene da un programma e da una strutturazione del sistema scolastico che inglobi anche i giovani musulmani che fino a oggi, volenti o nolenti, sono stati esclusi.

 



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