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IL CASO/ Piatti (Avsi): non lasciamo ai burocrati l'"ultimo miglio" della cooperazione

Una crescita che voglia essere inclusiva deve valorizzare i corpi intermedi, ultimo miglio verso la persona. ALBERTO PIATTI (Avsi) sullo stato della cooperazione internazionale

Favelas a Rio de Janeiro (InfoPhoto) Favelas a Rio de Janeiro (InfoPhoto)

La Comunità internazionale, attraverso un percorso scandito da una serie di conferenze internazionali negli anni novanta – Rio de Janeiro su Ambiente e Sviluppo, 1992, di cui si sono celebrati quest’anno i venti anni con la conferenza di Rio+20 sullo Sviluppo Sostenibile; Cairo su Popolazione e Sviluppo, 1994; Pechino sulle Donne, 1995; Copenhagen sullo Sviluppo Sociale, 1995; Istanbul sugli Insediamenti Umani (Habitat II), 1996 – ha preso l’impegno di creare un “mondo migliore”. Tale impegno si è tradotto, sinteticamente e simbolicamente, in otto Obiettivi del Millennio da raggiungere entro il 2015: sradicare la povertà estrema e la fame; rendere universale l'istruzione primaria; promuovere la parità dei sessi e l'autonomia delle donne; ridurre la mortalità infantile; migliorare la salute materna; combattere l'Hiv/Aids, la malaria ed altre malattie; garantire la sostenibilità ambientale; sviluppare un partenariato mondiale per lo sviluppo. Questa è l’infrastruttura sociale che la Comunità internazionale si è data.  

Risulta tuttavia evidente che tali obiettivi non verranno raggiunti entro la data prefissata, sia per ragioni congiunturali – crisi alimentare ed economico-finanziaria – sia per un problema strutturale, dettato dal modo di concepire gli aiuti. Inoltre, l’esperienza ci dice che l’infrastruttura sociale di per sé non è sufficiente: occorre un aggancio tra la singola persona e l’infrastruttura stessa (un accesso, un gateway, un hub). Poiché questo aggancio dipende inesorabilmente dall’iniziativa personale, risulta essere il punto debole per le persone più fragili e che vivono nell’informalità e nella solitudine. 

Questo compito, di una relazione con le persone più fragili, è sempre stato svolto dalla comunità di appartenenza. Tuttavia, il solidificarsi di tale infrastruttura sociale richiede che la relazione diventi sistematica: per questo, la comunità si organizza con strutture di servizio, ossia corpi intermedi e organizzazioni della società civile (Osc). Queste permettono che la persona, anche la più fragile, si “agganci” alla compagnia umana e quindi alla infrastruttura sociale. In altre parole, l’ultimo miglio dell’infrastruttura sociale è realizzato e mantenuto dalle organizzazioni della società civile. 

Attenzione: questo rapporto inclusivo porta alla società e alla comunità la ricchezza delle persone altrimenti escluse. Generalmente percepite come un “costo sociale” o un “peso”, le fasce fragili, i popoli in via di sviluppo e le minoranze,  si prospettano invece come la vera risorsa per il futuro, specie per il nostro mondo in crisi e in ricerca di nuovi paradigmi. Per questo una crescita che voglia essere inclusiva deve valorizzare i corpi intermedi e il compito fondamentale di essere l’ultimo miglio verso la persona. 

 
Esistono 4 criticità su questo percorso:

- Le Osc devono essere espressione di una base, di una comunità. Oggi vengono spesso intese come meccanismi sociali, ma questo non farebbe che montare ulteriori pezzi dell’infrastruttura allontanandola dalla persona. Una Osc svolge il ruolo di hub se appartiene ad una comunità e ne condivide i valori e ne è sua espressione. Spersonalizzarla significa semplicemente farne un pezzo meccanico.

- Le Osc devono rimanere anello di congiunzione tra le persone e la società. Se si sganciano da questo compito per identificarsi con soggetti che definiscono politiche o che controllano (watch dog) l’infrastruttura sociale, si separano anche dalla comunità e dalla persona. Diventano altro. Anche se con il contributo teorico di una Osc si potrà migliorare l’infrastruttura sociale, staccandosi dalla comunità e dalla funzione di nesso tra la persona e la società, una Osc s’inaridisce.

- Le Osc devono qualificarsi sempre più nel servizio reale alla persona e nella propria capacità gestionale.

- Le politiche e i programmi che costituiscono l’infrastruttura sociale devono riconoscere che per portare a termine la loro fondamentale missione hanno bisogno dell’ultimo miglio, che non è assorbibile nell’infrastruttura stessa. Se manca tale riconoscimento l’ultimo miglio resta inadempiuto.