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EGITTO/ Quel "compromesso storico" che potrebbe cambiare il Paese

Mohammed Morsi (InfoPhoto) Mohammed Morsi (InfoPhoto)

La prima è certamente quella con il Sudan. La secessione “negoziata” con il Sud-Sudan non ha messo fine ai conflitti e non smette di preoccupare il Cairo. La gestione di Khartoum e del suo dittatore oramai alla fine non aiuta a spegnere un conflitto con la parte meridionale, fatta da cristiani e animisti. Conflitto in cui rischiano di lanciarsi anche Uganda e Kenya. Il Sudan ha un’importanza storica per l’Egitto. Ricordiamo che nacque dalla separazione con l’Egitto con referendum, nel 1956, sorprendendo la popolazione egiziana. L’altra frontiera caldissima è quella con la Libia, soprattutto perché la parte che confina con l’Egitto è proprio la Cirenaica che vede presenti i maggiori rappresentanti islamisti in seno al Consiglio di Transizione libico che cercheranno una naturale protezione verso il Cairo. Ultima quella a nord-est verso Israele che vede una naturale base in Gaza (storicamente appartenuta all’Egitto) e città nelle mani di Hammas, costola dei Fratelli Musulmani. Insomma la politica del nuovo governo egiziano dovrà essere assertiva verso queste frontiere, da qui il bisogno d’un compromesso tra esercito e Fratelli Musulmani. L’Egitto diventerà la chiave di volta di un insieme territoriale fortemente destabilizzato proprio dal crollo libico e quello in corso siriano. Una zona che va dal Marocco fino alla Penisola Arabica e che non risparmia Paesi come Mali e Niger direttamente, ma fa soffrire anche il Ciad (i massacri perpetrati sui Toubou nel Fezzan, sud della Libia, non possono lasciare indifferente a lungo il governo di N’Djamena). L’Egitto potrebbe diventare il nuovo paese leader di questo insieme, riprendendo il posto di quello che era fin qui il vecchio Sudan, prima della sua divisione. 

Al Cairo vorranno farlo? Con i cambiamenti in corso in Arabia Saudita e la guerra tra gli sciiti di Bachar al-Assad e i Sunniti del sud della Siria, forse si potrebbe assistere a una nuova ridefinizione dei rapporti tra Cairo e Riyadh, uniti insieme a Hammas per cercare di contenere l’asse Damasco-Theran-Bagdad (quest’ultima per la prima volta alleata del governo iraniano). Lo scenario è quello che si spera di evitare proprio per ritrovare un equilibrio e una pace in un territorio (quello egiziano) che vive di turismo. Ma non è impossibile. Soprattutto perché è con questo nuovo ruolo regionale dell’Egitto che al Cairo si potrebbe definire un compromesso “storico” tra Militari e Fratelli Musulmani. Insomma: continua!

 

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