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EGITTO/ Quel "compromesso storico" che potrebbe cambiare il Paese

Il braccio di ferro in corso tra Esercito egiziano e il presidente dello Stato, Mohamed Morsi, è molto pericolo e al momento è difficile dire chi vincerà. L'analisi di GIUSEPPE BETTONI 

Mohammed Morsi (InfoPhoto) Mohammed Morsi (InfoPhoto)

Il braccio di ferro in corso tra Esercito egiziano e il presidente dello Stato, rappresentante del movimento politico-religioso dei Fratelli Musulmani, Mohamed Morsi, è molto pericolo e al momento è impossibile dire chi vincerà e in che modo. Era prevedibile che Morsi tentasse una qualche mossa, vista la situazione di quasi impotenza in cui i leader dell’esercito lo avevano posto sciogliendoli il Parlamento e  riprendendosi, per legge Costituzionale, buona parte dei poteri. La fibrillazione egiziana sarebbe meno importante se non fosse la chiave di volta di una situazione che va dal Golfo persico al Marocco. Quest’area non è importante “solo” per le cosiddette primavere arabe, come a dire che porta democrazia laddove v’erano dittature. L’Egitto oggi sta ritrovando (potrebbe) una rinnovata centralità per tutto questo scacchiere, come ai tempi dei Mamelucchi posti al potere da Saladino o come al tempo di Mehemet Ali . Ed è in quest’ottica che deve essere esaminata la situazione di quello che è definito il più antico “stato Nazionale” centralizzato del mondo e soprattutto da oltre mille anni basato su una società militarizzata. Morsi riprende in mano il conflitto che era in corso già negli anni ’20 tra il re Farouk e il suo movimento politico-religioso (fondato nel 1928). La questione dei fratelli musulmani è proprio questa: essi hanno partecipato alla costruzione e gestione dell’Egitto moderno, non sono un qualcosa di esterno che di colpo ritorna (com’era il caso dell’ayatollah Khomeini in Iran all’indomani della rivoluzione del 1979).

L’esercito è importante, ma non si vedono personalità forti. Infatti non possono quasi più contare sull’ex-capo di Stato maggiore Sani Anan, o il quasi pensionato Maresciallo Tantaoui. E che dire del generale Omar Souleiman uscito sconfitto dal suo tentativo di prendere la Presidenza? Insomma il braccio di ferro non è altro che un tentativo di riquadrare i rapporti di forza tra l’eterno ruolo dell’esercito e il ruolo dell’ormai quasi centenaria formazione dei Fratelli Musulmani che da decenni oramai partecipa alla gestione del potere del Paese attraverso il controllo dei più importanti sindacati e associazioni professionali. Quello che potrebbe rappresentare il punto d’arrivo tra i due attori non è tanto una esplosione violenta quanto un accordo, un compromesso proprio alla luce della situazione esterna. Notiamo che tutte le frontiere Egiziane sono estremamente pericolose.