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SIRIA/ Armi chimiche? Russia e Cina "disarmano" Assad

Piccoli manifestanti siriani (Infophoto) Piccoli manifestanti siriani (Infophoto)

Il problema è esclusivamente politico. Assad non sembra intenzionato a lasciare il potere ed è sostenuto da una nutrita minoranza della popolazione che comprende vari settori sia di religione cristiana sia musulmana. E il timore di queste minoranze è che una fuoriuscita di Assad dal potere provocherebbe l’avvento di un regime fondamentalista: e quindi, a torto o a ragione, Assad è visto come una sorta di difensore del laicismo dello Stato siriano. C'è sempre un’ulteriore ipotesi, che contempla la possibilità che il potere venga rilevato da un altro esponente del medesimo regime. La situazione sul terreno è molto radicalizzata: se da una parte ci sono, appunto, i sostenitori del regime, dall’altra troviamo gli oppositori che, come abbiamo visto sinora, non sono meno agguerriti. Per questo motivo non riesco ad immaginarmi una soluzione di compromesso.

L’aver coinvolto l’Iran nel tentativo di risoluzione del conflitto non ha portato a risultati positivi. Lei pensa che Onu e Lega Araba si siano illusi inutilmente?

Credo che coinvolgere più Stati possibili sia una mossa intelligente, in particolare quelli che hanno una certa influenza: l’Iran, è noto, è schierata con il regime di Damasco. I motivi che hanno portato al fallimento non sono di facile individuazione ma non includere il governo di Teheran avrebbe chiuso la porta ad una possibile risoluzione.

Francia, Germania, Gran Bretagna e Germania stanno mettendo in campo una risoluzione che contempli nuove sanzioni economiche e diplomatiche ai danni di Damasco. Una via che finora non ha comunque dato buoni frutti. Insistere su questo tasto non è improduttivo?

Le sanzioni difficilmente sono utili quando non sono sorrette da un’amplissima maggioranza, se non addirittura dalla totalità della comunità internazionale. In questo caso, molti Paesi come Russia e Cina non condividono la posizione intransigente delle potenze occidentali. Hanno il timore che possa ripetersi ciò che è accaduto in Libia. La crisi siriana segue di poco quella libica in cui la Lega Araba si schierò apertamente contro il regime, così Russia e Cina, grazie alla loro astensione, hanno consentito che il Consiglio di Sicurezza dell’Onu votasse, prima sanzioni molto decise e, successivamente, addirittura l’uso della forza. Il resto è noto: la violenza è stata usata su larga scala per molti mesi e tutto ciò ha comportato la caduta del regime libico. Già nel corso della crisi molti Stati si erano defilati e Russia e Cina, seguiti da molte altre nazioni all’interno del Consiglio di Sicurezza, avevano espresso dubbi sulla liceità dell’azione occidentale. Al termine della crisi, a maggior ragione, molte potenze hanno criticato gli Stati occidentali per la tendenza a monopolizzare gli equilibri politici della Libia. Ed è principalmente questo il motivo per cui Russia e Cina si rifiutano di dare via libera all’Occidente sul caso siriano.

 

(Federica Ghizzardi)

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