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COREA DEL NORD/ L'ex Console: la rimozione del capo dell'esercito? Un passo verso il "cambiamento"

Pubblicazione:martedì 17 luglio 2012

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Assolutamente dei governi. Prendiamo i colloqui di pace a Pechino. Sono oltre 10 anni che gli amici della Corea del nord e del sud sono seduti al tavolo delle trattative con gli amici, americani, russi, cinesi e giapponesi. Sono seduti in sei con la sola differenza che due vogliono riunirsi e quattro non vorrebbero mai la riunificazione. Come dico in un modo sempre molto “naif”, se lei domani mattina convocasse tutti i coreani del nord e del sud in un attimo avremmo la Corea riunificata.

 

E l’Europa?

 

Gli amici coreani amano molto l’Europa. Per motivi di vicinato hanno delle ansie e delle angosce con gli asiatici. Per motivi culturali non hanno rapporti con gli amici africani. Per motivi politici hanno dei problemi con gli amici americani. Mentre non hanno alcun problema con noi europei e soprattutto con noi italiani.

 

Davvero?

 

Certo, soprattutto dopo la visita del ministro degli Esteri Lamberto Dini in Corea del Nord dodici anni fa: fu il primo esponente dei paesi del G8 a visitare Pyongyang. Peccato che poi non abbiamo fatto più nulla. Ma l’Italia è amata e voluta: ci stanno ancora aspettando. Ma noi in Corea del Nord non abbiamo fatto nulla. E noi abbiamo a Roma un ambasciatore in Italia (Kim Young-seok, ndr) che rappresenta una nazione pronta, disponibile e preparata a riceverci. Non a livello militare o politico, ma proprio a livello umano. Stanno cercando imprenditori. E abbiamo già qui artisti nord coreani.

 

Cosa può fare allora l’Italia?

Anzitutto ci sono ragazzi già qui in Italia che stanno studiando. Io da italiano chiedo a chi di dovere e chi di competenza di restaurare dei legami dei rapporti con la Repubblica democratica popolare di Corea perché credo e affermo che è ancora penalizzata senza alcun motivo. E oggi in Corea del Nord non c’è una presenza adeguata italiana come dovrebbe essere. Anche dal punto di vista diplomatico. Loro hanno un’ambasciata qui noi. Là noi non abbiamo nulla. Perché non aprire un ufficio, non di sterile rappresentanza, dove ci sia la nostra splendida bandiera? È un invito che faccio.

 

(Matteo Rigamonti)



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