BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

IL CASO/ Aldo Trento: ho visto brillare l'eterno in un bimbo deforme

Pubblicazione:mercoledì 18 luglio 2012

Foto: InfoPhoto Foto: InfoPhoto

Questa relazione esiste non perché uno ne ha coscienza chiara, esiste a prescindere che tu te ne accorga o meno. Per alcuni chi non ha coscienza di sé è una merce da tirare e gettare via. Per me invece è la grazia più grande pensare che più di mille persone fra bambini e giovani possano essere state accompagnate a morire in questa nostra clinica. Quello che mi ha mosso è la coscienza chiara che l'uomo, ancor prima di incontrare Cristo o che qualcuno si occupi di lui perché in lui ha visto Cristo, è riflesso dell'eterno, è un mistero.

Mistero è una parola che la nostra società tende a escludere, mistero è ammettere che la vita non si possiede. Spesso infatti noi vorremmo eliminare tutto ciò che ci infastidisce. E' così?

Certo. E' meraviglioso pensare che abbiamo seppellito un bambino senza cranio e abbiamo avuto il permesso di seppellirlo nel nostro giardino dove c'è la clinica nuova. Quel bambino che ha vissuto per anni in stato vegetale e che ha commosso tutti qua dentro, dal personale medico ai visitatori, adesso è fondamento stesso della clinica. La commozione e il pianto erano presenti in tutti quando lo abbiamo seppellito. Guardando questo cadaverino che è stato il verbo dell'anima, io ho sentito realmente la presenza dell'essere.

E' questo che permette di accogliere anche la vita di quella bimba pachistana che invece il padre non riusciva ad accettare?

E' il fatto che una vita esiste e se esiste vuol dire che il mistero la sta facendo. Se parliamo in termini di risultati la conversione di molti di noi e non solo di noi è passata mediante la contemplazione di quel corpicino che quando era vivo aveva gli occhi che erano esplosi, respirava e basta ed è stato con noi per anni con la chiarezza che era presenza del mistero. Questo vale per il credente o meno. Quel bambino vuol dire che qualcuno che non sono io lo sta facendo. Fino al punto in cui il massimo giornalista di questo Paese, che è un ebreo non credente, dopo che ha visto queste cose filmandole per un servizio televisivo in diretta, ha detto: se quello che ho visto è Dio anche io ci posso credere.

Riconoscere che la vita è mistero, che è più grande e non definibile da noi: se uno è onesto, questo fatto cambia la sua vita.

E' proprio questa la cosa bella che dice anche il titolo del Meeting di quest'anno. L'uomo, non importa che tipo di uomo, è comunque rapporto con l'infinito. Nella mia esperienza questo mi da allegria e certezza perché ho la consapevolezza che questi esseri vivono solo perché Dio ha un disegno su di loro.

E questo disegno qual è?

Che io mi converta, che noi corpo mistico di Cristo prendiamo coscienza di quello che siamo, cosa che altrimenti dimentichiamo. Quando è morto quel bimbo si è realizzato in pienezza quello che sempre abbiamo visto. Questo vale anche per le ragazzine madri di 11 anni che in questi mesi hanno partorito qui da noi. E' una battaglia contro la cultura di oggi, ma il fatto che queste bambine abbiano avuto la grazia di intendere che portano nel loro corpo una presenza misteriosa che è quel bambino nato da loro, vuol dire usare la ragione. La ragione si domanda chi è che ha fatto questa persona. Questa domanda vale anche per i travestiti malati di aids che abbiamo qui. La prima cosa che dicono dopo un po' che stanno qui è: ringrazio la malattia perché mi ha permesso di reincontrare la ragione della vita che avevo perso. 


(Paolo Vites) 



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.