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Esteri

LIBIA/ Saranno le tribù a salvare il Paese dagli islamisti?

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E proprio nell’elemento tribale sta l’altro fattore dell’“eccezionalismo libico”. Seppure sopito durante il quarantennio gheddafiano e seppure fiaccato nei suoi elementi più tradizionali dal vorticoso inurbamento, l’imprinting tribalistico è ancora forte in Libia e costituisce un riferimento identitario prioritario per la popolazione che, anche per i motivi già ricordati, non è stato scalfito dalle correnti confessionali e che anzi ha fatto da potente contraltare al riemergere del discorso islamico. Non è certo un caso se Jibril appartiene alla tribù più potente e numericamente importante del Paese, quella dei Warfalla, e non è certo un caso se la complessa legge elettorale libica ha affidato 120 seggi dei 200 dell’Assemblea Nazionale a candidati indipendenti e solo 80 ai partiti. È stata, probabilmente, proprio la prevalenza di indipendenti, espressione del potere tribale, a decretare la sconfitta degli islamisti e portare la coalizione alla vittoria. 

La nuova Libia dunque sembra aver intrapreso una strada diversa da quella di altri Stati della primavera araba. Questo però non deve condurre a tanto ottimistiche quanto affrettate conclusioni su una Libia che da “Stato canaglia” diventa in poco meno di un anno un esempio di laicità e liberismo, e non dobbiamo neppure credere che questo primo parziale risultato elettorale possa in un sol colpo spazzare via le milizie armate che si aggirano ancora per le città e che fino ad ora, in barba al governo provvisorio, hanno dettato legge a modo loro. Molta strada si dovrà percorrere per fermare i combattimenti che insanguinano ancora molte aree del Paese - come accaduto di recente nelle città di Sebha e Kufra -, gli arresti arbitrari, le torture, gli omicidi illegali e gli sfollamenti forzati come quelli che hanno messo in ginocchio la città, ma soprattutto la popolazione di Tawargha, e inoltre le derive secessionistiche che provengono dalla Cirenaica. Infine, c’è il rischio che proprio la forza delle tribù da principale alleato per la vittoria possa ben presto tramutarsi in una spina nel fianco per Jibril, che dovrà barcamenarsi nella fitta e variegata rete di candidati indipendenti, espressione in massima parte del potere tribale, per conferire stabilità alla sua compagine. 

Insomma, per parlare davvero di una nuova Libia il cammino da percorrere è ancora lungo e irto di ostacoli e, anche se è vero che “chi ben comincia è già a metà dell’opera”, resta ancora molto da fare per trasformare lo scatolone di sabbia libico in un vero Stato.

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