Esteri
lunedì 23 luglio 2012
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“Con il veto alla risoluzione Onu la Russia ha posto le condizioni perché la Chiesa in Siria sia distrutta”. Ad affermarlo è padre Paolo Dall’Oglio, gesuita vissuto in Siria per 30 anni, prima di esserne espulso il 12 giugno scorso. Il religioso motiva così i suoi timori: “Se il popolo siriano è ancora umiliato, il rischio è che si vada verso una rivoluzione vinta dagli estremisti al termine di una lunghissima guerra civile”. Sul piano militare, quella di venerdì è stata una giornata segnata dalla lotta casa per casa nella capitale, con l’Esercito governativo che ha preso d’assalto per la prima volta un quartiere di Damasco. Sempre ieri i ribelli hanno conquistato un valico di frontiera con la Turchia.
Padre Dall’Oglio, da giovedì la rivoluzione sembra essere approdata in un bagno di sangue anche nella capitale …
E’ quello che è avvenuto a Homs per mesi, eppure non si è mosso nessuno. In Occidente nessuno ha fatto nulla di concreto neppure quando l’Esercito ha bombardato i cristiani e distrutto tutte le chiese presenti in città. In tutto nella città simbolo della rivoluzione si sono contati 150mila sfollati cristiani, senza parlare di quelli musulmani. Eppure, nessun governo democratico si è mosso concretamente affinché comunità internazionale si preoccupasse veramente del diritto dei siriani di manifestare e di chiedere democrazia in modo pacifico. Il disastro non è certo incominciato giovedì, come si vorrebbe fare credere.
Quando è iniziato?
Il primo giorno, quando i giovani sono scesi in strada a chiedere libertà e sono stati assaliti, torturati e imprigionati. Adesso ci si sveglia? L’unico che si è espresso diverse volte in modo chiaro è stato il Papa Benedetto XVI, che ha riconosciuto senza ambiguità i diritti dei siriani.
Che cosa avrebbe dovuto fare l’Occidente?
Quello che è mancato sono state delle azioni diplomatiche decise, tutto ciò cui abbiamo assistito sono state delle platoniche dichiarazioni. I Paesi democratici sono rimasti sul balcone a guardare.
Dovevano intervenire con la forza?
Bisognava evitare di ripetere gli errori commessi in Iraq, ma nello stesso tempo occorreva assumersi delle responsabilità radicali, creando dei corridoi dove la gente non fosse stritolata e imponendo delle situazioni di protezione della popolazione civile.
In questo momento drammatico, da dove può venire la speranza per la Siria?
All'ONU hanno cercato di far passare una risoluzione ambigua che dice di nuove sanzioni ma che possono sfociare eventualmente anche in un intervento militare. Dopo la Libia, Russia e Cina non ci sono cascate. http://www.vietatoparlare.it/2012/07/19/cina-e-russia-hanno-posto-di-nuovo-il-veto/ Da quanto testimoniano i cristiani siriani, sono ben altri i soggetti da cui si sentono messi in pericolo, non da Russia e Cina: http://www.fides.org/aree/news/newsdet.php?idnews=39570&lan=ita Forse sarebbe il caso che il Padre si interrogasse sulle responsabilità di quella opposizione di cui egli si fa supporter.
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