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STRAGE DENVER/ Io, madre di una vittima del Virginia Tech, ho rivissuto quel dramma

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Un'immagine di Aurora, Colorado (Infophoto)  Un'immagine di Aurora, Colorado (Infophoto)

Credo che una certa consapevolezza si sia diffusa nelle università e nei campus e che molte modifiche siano state apportate, ma è un percorso lungo e ci sono molti cambiamenti che devono ancora essere fatti. Stiamo ancora definendo sia le migliori soluzioni da adottare sia le cose da fare come fondazione per incitare le università a mettere nella lista delle priorità la sicurezza degli studenti e dello staff. Personalmente credo che le armi da fuoco non dovrebbero essere ammesse nei campus. Sono dannose per l'ambiente di apprendimento e per fortuna la maggior parte degli stati di questo paese hanno leggi che impediscono il trasporto di armi nei campus universitari. Che è una buona cosa.

Crede che le amministrazioni possano fare qualcosa di più per cercare di sapere quali sono le persone in cura e quali sono inclini alla violenza?

Sì. Al tempo, il killer del Virginia Tech era noto in molti dipartimenti del Virginia Tech. Cercava disperatamente aiuto e nessuno l'ha aiutato, così è entrato in una spirale di violenza. Nel solco tracciato da quella tragedia, le università hanno realizzato che pool di prevenzione delle minacce sono indispensabili e sono stati messi a regime in Virginia. Quello che speriamo è che sappiano fare un lavoro a 360° per affrontare la situazione e che facciano esattamente quello per cui sono stati pensati. Quando riconoscono una persona che potrebbe incontrare difficoltà per qualsivoglia ragione dovrebbero fare due cose. Devono fare in modo che la persona in questione possa ricevere l'aiuto di cui ha bisogno, evitando così che finisca in una spirale di solitudine, e devono proteggere il resto del campus da tutti i mali che possono portare una persona a diventare violenta.

Sua figlia si è ripresa completamente?

Sì. posso dire che si è ripresa. Le ferite emotive sono difficili da curare, ma ora è in salute e felice.

 

(Maria Bond)



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