BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

DIARIO UGANDA/ La storia di Agnes e quella felicità dentro una collana

Pubblicazione:

Agnes e le borse di stoffa  Agnes e le borse di stoffa

“Un giorno al mercato stavo vendendo fagioli e una donna, che si rifiutava di pagarmeli, mi urlò “cosa credi di fare? di uccidermi come hai sempre fatto? Fui scioccata. Da allora la mia vita precipitò nuovamente. Intanto mi stavo ammalando. Stavo sempre male. Non riuscivo più a muovermi, non camminavo. Mi urinavo addosso. Anche mia zia mi aveva abbandonato. Dormivo su un cartone e non mangiavo più. Quando mi trovò Rose, mi portò immediatamente all’ospedale per farmi curare e fare il test dell’Hiv e della Tbc che risultarono positivi. Per un mese Rose è venuta a lavarmi e nutrirmi tre volte al giorno. Una volta dimessa dall’ospedale, mi trovò anche una stanza dove stare. Intanto mi domandavo chi fosse mai questa donna, l’unica persona che sembrava amarmi per quello che ero, senza chiedermi nulla. Un giorno mi chiese se ero cosciente che io avevo un valore, nonostante la malattia. Questa donna davanti a me, che non conoscevo, ma che sapeva tutto di me, mi stava dicendo che con l’amore ogni essere umano, chiunque sia, può cambiare e può essere curato, anche senza medicine. Avevo ritrovato Cristo. Il calore del cuore che ho trovato nelle donne del Meeting Point International mi ha curato. Avevo nuovamente fiducia in me stessa.” Con le nuove amiche Agnes si è rialzata e ha ripreso a vivere. Con felicità. È diventata elettrica. Come un flesh. «Oh, voi misteriose galassie, io vi vedo, vi calcolo, vi intendo, vi studio e vi scopro, vi penetro e vi raccolgo. – Scriveva l’astrofisico Enrico Medi, la cui causa di beatificazione è in corso. - Io prendo voi stelle nelle mie mani, e tremando nell’unità dell’essere mio vi alzo al di sopra di voi stesse, e in preghiera vi porgo al Creatore, che solo per mezzo mio voi stelle potete adorare».

One heart. Un cuore unico, è il loro motto. “Non importa chi tu sia o da dove venga, il cuore è unico – spiega Rose - perché chiede sempre la stessa cosa: amore. Che tu sia ricco o povero, l’essere umano vuole essere amato. Tutto qui.” Nonostante il passato e nonostante la malattia, ogni giorno Agnes e le donne di Kampala ballano e cantano. Vivono sempre in uno slum, è vero, senza acqua potabile e senza corrente, ma sono felici. Vivono con modi diversi dai nostri, è vero, ma sono felici. A volte una collana o una borsa non viene troppo bene, ma ridendo e prendendosi in giro, ricominciano da capo, senza problemi, con quella loro semplicità che ti riporta all’infanzia. A quella felicità pulita e sincera senza peccato, fatta di sorrisi e di cuore.

E' arrivato il giorno di tornare a casa e Teddy e Agnes mi fanno la piacevole sorpresa di accompagnarmi all’aeroporto. In taxi accendo la radio. Musica ugandese. Let’s dance! Il driver ci guarda con un’espressione quasi di rimprovero. E’ un uomo e queste stupidaggini di ballare in auto lo fanno solo le donne! Teddy mi dice: “sai cosa mi ha veramente impressionato quando sono venuta in Italia? Vedere uomini e donne, anziani, passeggiare insieme”. Ero partita per l’Uganda cercando di immaginarmi come avrei potuto spiegare a queste donne come fare nuovi modelli di collane e di borse e sono tornata con la certezza che sono capaci di fare molto di più. Da sole. Magari senza seguire i nostri canoni. Magari senza saper scrivere “un progetto”. Ma se sono capaci di starti di fronte, così libere e felici, come lo sono state con me, dopo quello che hanno vissuto, certamente non sarà un problema infilare un ago.

 

(Elisabetta Ponzone)



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.