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Esteri

DIARIO UGANDA/ La storia di Agnes e quella felicità dentro una collana

Agnes, 42 anni e quattro figli, è la responsabile del laboratorio di sartoria del Meeting Point International di Kampala, diretto da Rose Busingye. Ce ne parla ELISABETTA PONZONE

Agnes e le borse di stoffaAgnes e le borse di stoffa

Credevo di andare in Uganda per un progetto di formazione e ho ricevuto una grande lezione di vita.

Ho partecipato alla scuola di comunità che Rose tiene a Kampala, da padre Tiboni, missionario comboniano da una vita in Uganda. Ringrazio Corrado che con quel suo fare semplice mi ci ha portata come se fosse la cosa più logica del mondo “sto andando lì. poi tu vieni a cena da noi. E’ sulla strada,  quindi vieni anche tu. Se non vuoi ascoltare, fai altro e mi aspetti”.

Il mio inglese da muzungo mi obbliga a tirare le orecchie. Rose sta leggendo un testo a voce alta per capire cosa c'entri con noi Cristo. In una stanza giovani ugandesi intervengono. Sarà la traduzione del libro o la profondità del messaggio universale, ma mi sorprendo per come riesco a seguire. Le parole e i sentimenti che questi ragazzi esprimono senza pregiudizi vanno dritti al punto riscrivendo un nuovo linguaggio del cuore, semplice e profondo. “Ma se Gesù è sempre con me, è anche in discoteca quando ci vado al sabato a ubriacarmi?” Penso alla nostra Italia e a quel modo sempre così difficile e “troppo intelligente” di affrontare ogni cosa che mi ha fatto sempre scappare da una domanda come questa.

La freschezza con cui in Uganda ho sentito parlare di Cristo, mi ha sorpreso. Onestamente non so dire se sono capace di riconoscerlo in me, ma come ne ho sentito parlare da questi ragazzi mi ha fatto stare bene. Sono diventata elettrica. “The word became flesh” Me lo hanno ricordato gli ugandesi leggendo Leopardi. “Beauty, Justice and Truth were a man, born of a woman, who walked on the roads of the world.” Semplice no? Se invece guardiamo all’umanità come a un problema da risolvere, non abbiamo capito nulla. Riconoscere che anche la donna più povera e più malata ha un valore che è intrinseco nella sua umanità è iniziare, forse, a capire davvero qualcosa della vita. Della nostra vita.

Agnes, 42 anni e quattro figli, me lo ha fatto capire molto bene. Agnes è la responsabile del laboratorio di sartoria del Meeting Point International di Kampala, diretto da Rose Busingye. Dopo le belle collane di carta riciclata, ora le donne di Kireka si sono messe a fare borse di stoffa, mettendo insieme il loro saper fare e il loro invincibile ottimismo. Con il ricavato acquistano i farmaci antiretrovirali e mandano a scuola i loro ragazzi. Intanto hanno già aiutato la costruzione di una scuola secondaria per 400 ragazzini. Il Meeting Point International è una organizzazione non governativa partner di Avsi che, attraverso il sostegno a distanza e al lavoro delle donne, si prende cura di 5mila persone, soprattutto madri malate di Aids e bambini orfani della guerra o della malattia. Sono poche le donne che sanno leggere e scrivere, quasi nessuna ha studiato, e così Agnes si preoccupa che tutte abbiano capito come rifinire un’asola o come fare bene un orlo. Traduce tutto, prima in inglese, poi in Luganda, la lingua dell’etnia Buganda, e infine in Acholi, la lingua del nord Uganda, squassato per anni da una feroce guerra che rapiva bambini e donne obbligandoli a fare cose orribili, impossibili da dimenticare. Neppure Agnes dimentica, anche se non ne vuole parlare. Per quasi 10 anni ha vissuto con i guerriglieri. E’ stata rapita a Kitgum e trascinata nel bush. Ha dovuto uccidere e partecipare agli attacchi nei villaggi contro la sua stessa gente, altrimenti sarebbe stata ammazzata. Ma un giorno riesce a fuggire. La sua famiglia però non la vuole più. Troppa paura aveva fatto. Per gli altri rimane una guerrigliera. Lascia Kitgum per trasferirsi dalla zia a Kampala, ma neppure lì riesci a trovare pace.