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CRISTIANI PERSEGUITATI/ Samir: così Usa ed Europa finanziano i terroristi

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E nel nuovo Egitto? C'è il rischio che passino al'azione?


La presenza salafita esiste, ed è potente! Poco tempo fa hanno fatto una manifestazione pubblica con decine di migliaia di persone.  Però i Fratelli musulmani sono oggi molto più moderati e così i salafiti sono diventati nemici anche dei Fratelli musulmani. 


Parliamo degli attentati nelle chiese del Kenya e della Nigeria.


La situazione è simile a quella del Mali, attualmente occupato in parte da salafiti venuti dal sud. E adesso, nel Kenya, hanno attaccato una cattedrale cattolica e una grande chiesa protestante. 


Perché?


La città di Garissa, in Kenya, dove sono avvenuti gli attentati è assai vicina al confine con la Somalia ed è popolata da gruppi somali radicali. In Somalia c'è la situazione più drammatica dell'intera Africa. Da anni vige il terrore, vi abitano solo musulmani. Ci sono azioni terroristiche di musulmani, che si fanno chiamare shabaab (cioè “giovani”), contro altri musulmani. Anche qui questi gruppi si presentano come l'autentico Islam. Teniamo poi conto che in Kenya ci sono pochissimi musulmani, il 10% della popolazione. Ci vivono una maggioranza di cristiani protestanti, il 50%, un 35% di cattolici e un 2% di pagani.


Dunque starebbero cercando di portare l'islam radicale anche in Kenya?


Proprio a Garissa si trova un nucleo di estremisti radicali somali che provengono dal vicino campo  di rifugiati che confina con la Somalia. Il Kenya in passato era intervenuto militarmente in Somalia proprio per combattere questi estremisti, che adesso hanno sconfinato e hanno fatto questi attentati. E rischiano di farne altri perché per loro è un obbligo distruggere il cristianesimo, considerato come un'idolatria a causa della Trinità.


In tutto questo scenario drammatico il mondo occidentale che cosa fa? E' possibile qualche forma di dialogo?


No, il dialogo con loro non è possibile. E in Somalia le potenze occidentali non ci pensano neppure a entrarci, dicono che devono arrangiarsi tra di loro, tra musulmani. Hanno provato ad intervenire, ma i “shabaab” hanno piratato le navi occidentali e preso ostaggi per avere soldi e acquistare armi.


Ma cosa si può fare per difendere i cristiani in Kenya e in Nigeria?


In Nigeria c'è un problema diverso, più grave. La Nigeria è il più grande Paese africano e anche uno dei più ricchi. Radicali islamici, sostenuti economicamente dall'Arabia Saudita (e prima dalla Libia), stanno cercando di costituire stati islamici indipendenti all'interno della Nigeria, che è una confederazione. Hanno cominciato con una regione del Nord, hanno introdotto la sharia nel modo più duro lapidando donne, e adesso gli Stati islamici interni alla Nigeria sono dodici. Cercano di aggredire i nuclei cristiani che si trovano in quelle zone, usando il terrore per farli fuggire verso il Sud, e proclamare tutto il Nord uno stato islamico indipendente.


COMMENTI
03/07/2012 - UE, terra del fondamentalismo libero (Giuseppe Crippa)

Finché le moschee wahabite verranno fondate soltanto in Europa non succederà nulla, ma se le fondassero negli USA (o in Cina) la situazione cambierebbe. Ma non succederà: prevenire è meglio che curare e gli USA ne sono consapevoli.

 
03/07/2012 - Bella scusa la religione! (claudia mazzola)

Che casino quando si parla di religione, sembrano tutte uguali, ognuna dice la sua. Se però incontri Qualcuno con uno sguardo dell'altro mondo, ecco il cristianesimo diventa ragione di cuore perchè ti accade addosso e non lo pensavi.

 
03/07/2012 - esportazione dei preconcetti (Antonio Servadio)

La famosa "esportazione della democrazia", il clamoroso autogol culturale, etico e poi anche militare "made in USA", è arrivato alla ribalta delle cronache con la discutibilissima scelta di invadere l'IRAQ, di cui oggi vediamo bene gli incerti esiti. Nondimeno, tale inclinazione politica era ben precedente a quei fatti, ed è frutto di una miopia culturale alimentata da una "forma mentis" di egemonia mondialista che viene da lontano. Dopo tante discussioni sugli assurdi dell'esportazione della democrazia, quel modo di pensare e di procedere non è per nulla tramontato. Esso fa parte di quelle sovvenzioni, di quei supporti diretti e indiretti ai non meglio precisati rivoltosi locali che ben appunto l'occidente prosegue ancora oggi in varie forme, qui accennate nell'articolo. Finché non ci si mette nell'ottica di una sana comunicazione e scambio inter-culturale (da non confondere mai con il multi-culturalismo), il rischio di assecondare l'ideologia di esportazione della democrazia continuerà a fare i propri danni, aperti o velati, diretti o no.