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ITALIANO RAPITO/ Olimpio: tribù o Al Qaeda dietro al sequestro nello Yemen

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Scontri a Sanaa, la capitale dello Yemen  Scontri a Sanaa, la capitale dello Yemen

Da un lato c’è Al Qaeda che non riconosce le formule democratiche, dall’altra i clan che badano soltanto alla loro legge e ai loro diritti. Avere cacciato il presidente Saleh è stato un tentativo di normalizzare il Paese, ma non sempre gli attori rispettano questo gioco e queste regole.

La rivoluzione del 2011 è nata soltanto dalle rivendicazioni delle tribù, o da una genuina richiesta di democrazia?

C’era di tutto, sia la richiesta di democrazia portata avanti da alcune entità sociali, sia delle rivendicazioni molto più particolari. E’ quindi difficile rispondere a tutte le istanze, perché ci sono obiettivi troppo diversificati tra loro e troppo lontani e anche realtà disomogenee. Per gli estremisti islamici la democrazia è un nemico, le tribù hanno il loro statuto, e poi nel Paese sono presenti anche diverse forme di brigantaggio. Insomma è una realtà molto complicata, si tratta di un Paese che non è molto sviluppato anche se ha una grande tradizione storica.

Non è paradossale che gli esponenti delle tribù, per chiedere di essere arruolati come agenti di polizia, abbiano sequestrato i funzionari del ministero dell’Interno?

Può essere paradossale, ma anche in altri Paesi vicini abbiamo già assistito a situazioni non molto differenti. In Iraq per esempio gli Stati Uniti per togliere ossigeno ad Al Qaeda hanno arruolato dei miliziani che in precedenza erano stati simpatizzanti della rivolta. In quelle aree del mondo si arriva anche a dei patteggiamenti, ecco perché tutto alla fine si riduce a un bazar.

 

(Pietro Vernizzi)



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