BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

CASO ARAFAT/ Il mistero della sua morte è troppo grande per i soli palestinesi

Pubblicazione:

Un bambino palestinese, sullo sfondo una fotografia di Yasser Arafat (Foto: Infophoto)  Un bambino palestinese, sullo sfondo una fotografia di Yasser Arafat (Foto: Infophoto)

Avi Dichter, Direttore nel 2004 dello Shin Bet, il servizio segreto interno israeliano, nega ogni suo coinvolgimento in un’operazione per uccidere Arafat. Dice questo, rispondendo alle domande della Radio militare  israeliana, che  ha  bussato alla sua  porta dopo le  rivelazioni di Al Jazeera. Dichter, non si ferma  qui, e ricorda come Arafat avesse molti nemici “domestici”, alludendo probabilmente a personaggi palestinesi, e “stranieri”.

Silvan Shalom, nel 2004, ministro degli esteri israeliano, alza il tono e afferma che è scandalosa e falsa l’idea che il suo paese sia coinvolto nella morte di Arafat. 

Gli anni dal 2002 al 2004 sono, in ogni caso, gli anni più terribili della Seconda Intifada. Anni nei quali le azioni terroristiche palestinesi, non solo quelle di Hamas, colpiscono duramente Israele. Sono gli anni dell’assedio dell’esercito israeliano  ad Arafat, chiuso nella  suo quartier generale di Ramallah. Quando nel settembre del 2003 un atto terroristico provoca la morte di 15 israeliani, dal Gabinetto di sicurezza israeliano esce la decisione di “rimuovere” Arafat, che gli israeliani considerano un “terrorista”, ma non vengono spiegate quali debbano essere le modalità di quella rimozione. Un giornale israeliano dell’epoca riferisce che Dichter crede che sia  meglio la sua morte al suo esilio. Nulla di più, ma anche nulla di meno.

< br/>
© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.