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Esteri

SIRIA/ Hollande: cinque punti per salvare il Paese

Il presidente francese ha proposto un piano in cinque punti per mettere fine alla guerra civile in Siria. Un messaggio rivolto alla Russia che continua a boicottare ogni intervento

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La tragedia della Siria, una tragedia che sembra non avere soluzione. Decine di migliaia i morti, infiltrazioni straniere come quelle iraniane a sostengo della fazione più radicale dei ribelli islamici, civili in fuga, repressione sanguinaria e un regime che si chiude in un isolamento totale. Dopo il fallimento di innumerevoli risoluzioni Onu, anche per il contrasto aperto di Russia e Cina sostenitori del regime in carica, dopo missioni di pace e inviati speciali, adesso si fa avanti il nuovo presidente francese, Francois Hollande. La memoria va a quando la Siria era un protettorato francese, con la speranza che questi ricordi servano a qualcosa. Così Hollande ha messo a punto un piano strategico in cinque punti che dovrebbe portare a una soluzione della crisi, una crisi che, ha detto, è una minaccia per la pace e la sicurezza internazionale. Il riferimento è alla tensioen sempre più alta che colpisce la regione: oltre ai massacri intenri infatti nei giorni scorsi un jet militare turco è stato abbattuto dall'esercito siriano. L'episodio avrebbe potuto innescare una escalation pericolosissima, se i turchi non avessero deciso di rinunciare a qualsiasi rappresaglia. Per alcuni momenti infatti si è temuto lo scoppio di una guerra che avrebbe incendiato l'intero medio oriente. Tra i punti presi in esame, nuove sanzioni ancora più forti nei confronti del governo siriano e aiuti concreti per la popolazione civile. Lo ha detto durante il terzo summit degli Amici della Siria rivolgendosi direttamente alla Russia che naturalmente ha boicottato l'incontro. Erano invece presenti circa un centinaio di delegazioni arabe e occidentali. Nel suo discorso i cinque punti che potrebbero portare a una soluzione. Il primo prevede che i crimini commessi dal governo non restino impuniti: i responsabili devono essere giudicati da una corte internazionale. Il secondo punto vede la comunità internazionale rafforzare le sanzioni già in atto e allo stesso tempo aumentare il sostegno all'opposizione attraverso i mezzi di comunicazione.