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Esteri

ELEZIONI LIBIA/ L'Europa non può permettersi la nascita di una nuova Somalia

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I cristiani presenti in Libia sono unicamente occidentali che lavorano in questo Paese. Non si può parlare di presenza di cristiani in Libia. O di altre religioni. In passato c’era una forte comunità ebraica, che tra gli anni 50 e 70 è stata invitata ad andarsene, ma oggi è quasi del tutto scomparsa. 
Come si può leggere il quadro della politica del Mediterraneo nel prossimo futuro? 
È molto difficile da capire. Il problema vero è la stabilità interna. Ritengo però che la Libia non diventerà una nuova Somalia perché è un Paese importante troppo vicino all’Europa per non essere in qualche misura stabilizzato, ma non subito. Penso che nei prossimi mesi, più probabilmente anni, ci troveremo ad aver ancora a che fare con una Libia instabile. Il processo di transizione in questi Paesi è molto lento, lo vediamo chiaramente in Egitto. Qui in Libia, poi, le istituzioni non esistono, è un Paese tutto da ricostruire dal punto di vista politico, economico e istituzionale. Ed inoltre si deve affrontare l’emergenza del controllo delle frontiere con il traffico di armi e droga e la questione delle milizie armate, che è il vero problema odierno della Libia. 
In caso di vittoria dei Fratelli musulmani, l’Italia e l’Europa si troveranno davanti un fronte unico che va dalla Tunisia all’Egitto. Dobbiamo preccuparci? 
Non dovremmo farlo assolutamente. Per la prima volta abbiamo forze elette in modo democratico, forze che dovranno confrontarsi con noi. Ci vuole un forte realismo da entrambe le parti. Adesso che questi popoli possono finalmente votare, andare ad appoggiare forze minoritarie – come stanno facendo ad esempio gli Stati Uniti e altri Paesi –, può essere sensato solo per cercare di controbilanciare i partiti islamici. Però dovremmo tenere conto che avremo a che fare con Paesi che al loro interno si rifanno all’Islam politico. Come riusciranno ad essere un Islam politico è da tutto scoprire, però dobbiamo prendere atto che quello è il loro desiderio e dobbiamo relazionarci con loro, aiutarli piuttosto a trovare un punto d’equilibrio tra democrazia e Islam, cosa che ritengo sia possibile. 
 

(Paolo Vites)

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