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ELEZIONI LIBIA/ L'Europa non può permettersi la nascita di una nuova Somalia

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Prime elezioni democratiche in Libia. Sabato 7 luglio si vota per eleggere l’assemblea costituente che dovrà lavorare poi al futuro del Paese. Il primo assaggio “democratico” in realtà lo si è già avuto negli scorsi mesi con le elezioni comunali, ma ovviamente la chiamata nazionale alle urne ha tutta un’altra importanza. Secondo Arturo Varvelli, ricercatore dell’Ispi – Istituto per gli studi di politica internazionale contattato da IlSussidiario.net, le forze che potranno emergere da questo voto sono due, ed entrambe di ispirazione islamica: i Fratelli musulmani e il Partito della nazione. «I Fratelli musulmani avevano anche cercato di fare una alleanza pre elettorale, che però non è andata in porto», spiega. «Se queste forze sono le favorite, dobbiamo però tenere conto che ci vorranno comunque anni prima che, alle prese con una lacerazione interna molto evidente, la Libia si stabilizzi».


Quale forza politica potrà emergere da queste votazioni?
Sono almeno tre i partiti che possono contendersi la maggioranza dei seggi, anche se siamo davanti a un panorama frammentato in cui non emerge ancora una forza prevalente. Sicuramente la Fratellanza musulmana raccoglierà grandi consensi così da presentarsi come uno dei partiti dominanti, esattamente come successo in Tunisia e in Egitto. Si presentano come Partito della Giustizia e Ricostruzione, fondato lo scorso marzo da Mohamed Sowan, una figura religiosa originaria di Misurata, ex prigioniero politico sotto Gheddafi, che non ha però un grosso seguito religioso. La Fratellanza è però un movimento strutturato che potrà prevalere anche in Libia come nei Paesi limitrofi. Teniamo poi conto che già alle elezioni comunali di Bengasi la Fratellanza ha conquistato il 50% dei voti.


Chi sono gli altri “concorrenti” politici?
Dalla stessa parte dei Fratelli c’è il Partito della Nazione, anche questo guidato da una figura religiosa, però molto più visibile di Sowan, con conoscenze importanti in Qatar e contatti con il leader carismatico della Fratellanza internazionale. Sono due forze in competizione che però guardano entrambe allo stesso ideale e soprattutto puntano tutte e due al centro.


Perché in competizione tra di loro? Esprimono due visioni differenti dell’Islam?
No, non esprimono visioni differenti dell’Islam. Anzi, se si fossero unite avrebbero davvero dato vita a un super partito che difficilmente sarebbe stato battuto da chiunque. I loro riferimenti sono islamici, anche se moderati. Curiosamente i poster elettorali presentavano le donne velate in quelli dei partiti laici, mentre le donne senza velo, all’occidentale, erano sui manifesti dei partiti islamici, che volevano dare l’idea di forze aperte, di ampie vedute e con la chiara intenzione di intercettare il voto moderato.


Ci sono però anche forze indipendentiste, soprattutto in Cirenaica. Che ruolo possono svolgere?
Sì, però difficilmente corrono in qualche maniera all’interno di questa competizione. Sono forze rimaste fuori dal voto e difficilmente identificabili. Alcuni giorni fa una sede dei comitati elettorali è stata distrutta da alcuni di loro. È difficile quantificare il loro numero, alcune di queste forze poi sono alimentate dall’estero, io credo dall’Egitto. La maggioranza dei cirenaici, però, non pensa all’indipendenza, piuttosto ad una autonomia dentro uno Stato federale.


Dove si collocano invece i cristiani presenti in Libia? Che peso politico hanno?



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