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Esteri

VOTO IN LIBIA/ Scontri e disordini per le prime elezioni post-Gheddafi

La giornata di oggi rappresenta uno degli eventi storici che saranno più a lungo ricordati dalla popolazione delle Libia. Il paese è stato chiamato a libere elezioni democratiche 

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La giornata di oggi rappresenta uno degli eventi storici che saranno più a lungo ricordati dalla popolazione delle Libia. Il paese, per la prima volta dopo 60 anni, è stato chiamato a libere elezioni democratiche. Le prime, soprattutto, dopo 40 anni di dittatura di Gheddafi. Sono 2.9 milioni i cittadini chiamati alle urne per eleggere il Congresso nazionale che dovrà dar vita alla Costituzione e portare a compimento la fase di transizione, attualmente retta dal Consiglio nazionale di cui fanno parte, tra gli altri, diversi esponenti di primissimo piano del regime del Rais. Benché in molti si siano presentati ai seggi fin dalle prime luci dell’alba per poter esprimere le proprie preferenze alle 8.00, orario di apertura, la giornata è stata contrassegnata da una serie di episodi all’insegna della tensione e della violenza. L’aria è rimasta sovrastata da un clima di forte sospetto, con accuse reciproche tra le diverse fazioni e i clan regionali e appelli a non boicottare le consultazioni. E di boicottaggi, effettivamente, ce ne sono stati. Tant’è vero che la commissione elettorale ha fatto sapere di essere stata costretta a non aprire 101 seggi per manomissioni o problemi legati alla sicurezza. In particolare, non hanno potuto votare alcuni degli abitanti Ajdabiya, cittadina che si trova a 160 chilometri a sud-ovest di Bengasi. Seggi chiusi anche a Jalo e Ojla, nel sud est. Qui, l’aereo che avrebbe dovuto consegnare il materiale necessario per il voto è stato bloccato da alcuni manifestati sulla pista di Zueitina, vicino ad Ajdabiya. Come se non bastasse, un elicottero che stava trasportando anch’esso del materiale elettorale nelle vicinanza di Bengasi, è stato attaccato con delle armi da fuoco. L’assalto ha provocato una vittima, l’impiegato della commissione elettorale che si trovava a bordo del velivolo.Nella stessa Bengasi, poi, centinaia di schede elettorali sono andate distrutte dopo che dei manifestanti hanno appiccato il fuoco. Prevalentemente, le proteste sono legate alla ripartizione dei seggi. I manifestanti interessati le ritengono ingiuste. In particolare, tra i 200 seggi disponibili che comporranno la nuova assemblea, Alla Cirenaica (est) ne sono stati assegnati solamente 60, alla Tripolitania (nord-ovest) 100 seggi, e al Fezzan (sud) 40.