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ARGENTINA/ La condanna di Videla, un'occasione per ricostruire la fiducia nel paese

Pubblicazione:domenica 8 luglio 2012

Jorge Rafael Videla Jorge Rafael Videla

La società civile Argentina giungerà mai a superare questo drammatico evento storico? A incanalare quel processo ci provò il primo presidente democratico Raúl Alfonsín (1983-1989), ma le leggi di pacificazione proposte, che condannavano solo i vertici, non ebbero il consenso sperato in una società molto conflittuale come quella argentina che chiedeva a gran voce giustizia e condanne anche per i gradi inferiori dell'esercito. 

Oggi, in un momento nel quale l'Argentina è immersa in una crisi morale e politica acuta, in cui il partito peronista incanalava il 52% dei voti, in cui qualsiasi forma di opposizione non è in grado di configurarsi a livello partitico, ci si chiede quanto il processo di repressione abbia influito sulla costruzione di una società plurale che oggi fatica a manifestarsi. 

I giovani agiscono politicamente nello stanare piccoli e grandi appartenenti alla dittatura, attraverso atti come quello dell'escrache la forma in cui, una volta individuato il soggetto, lo si umilia pubblicamente con volanti, sit-in e manifestazioni sotto la sua abitazione, perchè a tutto il quartiere sia dato a conoscere che lì c'è un rappresentante di un regime morto ormai quasi trent'anni fa.

Per ripensare a una Argentina politica, oltre a far tesoro delle condanne giustamente imposte, bisognerebbe che quella forza potesse darsi un volto costruttivo, o almeno un volto rivolto verso il presente perchè le condizioni in cui versa il paese, nonostante la crescita economica, manifestano tutti i sintomi dell'instabilità strutturale propria che ne ha caratterizzato la storia. Senza una chiave di lettura diversa si forniranno sempre più pretesti per mantenere una democrazia via via più limitata ma florida nella sua monopartitica direzione di potere.



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