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SIRIA/ Il dopo-Assad? Una Repubblica islamica che cercherà di espandersi

Parlare di situazione complessa in Siria è dire un eufemismo. GIUSEPPE BETTONI, esperto di geopolitica, analizza le ragioni storiche, economiche, politiche e sociali degli scontri

Aleppo (Siria): i ribelli distruggono le immagini di Bashar al-Assad (Infophoto) Aleppo (Siria): i ribelli distruggono le immagini di Bashar al-Assad (Infophoto)

La Siria in fiamme provoca scintille anche in Francia, dove si sono rifugiati molti espatriati. Ad alimentarle l’ex presidente della Repubblica, Nicolas Sarkozy che, rinnegando il “fioretto” autoimpostosi del silenzio politico, attacca il rivale François Hollande accusandolo di immobilismo, rivendicando con orgoglio interventismo contro la Libia. Contrattacco del ministro degli Esteri, Laurent Fabius che dichiara il proprio stupore: «Da un ex presidente della Repubblica mi sarei aspettato altro». Ma il dossier siriano è veramente simile a quello libico o il giudizio di Sarkozy è solo un azzardo per scompigliare le carte nella politica francese? IlSussidiario.net lo ha chiesto a Giuseppe Bettoni, docente di Geopolitica all’università di Roma Tor Vergata e ricercatore all’Institut Français de Geopolitique dell’università di Parigi.

Allora professore, ha ragione Sarkozy, la situazione siriana è assimilabile a quella libica?
Con la sua uscita, l’ex presidente è riuscito a mettere in difficoltà Fabius a livello interno, ma ha giocato sporco perché anche a lui, al quale non viene riconosciuta una competenza in politica internazionale, non può non essere chiaro che la situazione tra i due Paesi è completamente differente.

Come differente? In Libia c’era un dittatore, Gheddafi, e in Siria c’è un altro dittatore, Bashar al-Assad…
In Libia era tutto chiaro: c’era un dittatore che aveva fatto piazza pulita, aveva scardinato i rapporti clanici, era antipatico a tutti e tutti lo volevano far fuori, ed è stato fermato mentre stava per fare un autentico massacro. La situazione in Siria è invece molto, molto più complessa, e affermare questo è dire un eufemismo. Bashar al-Assad è sì un dittatore, degno figlio di un altro dittatore – Hafiz al-Assad -, ma molto meglio del padre: è un moderato, ha fatto delle aperture che il genitore non avrebbe mai concesso, è stato il primo alleato arabo contro l’Iraq, ha svolto un’azione calmieratrice anche con Helzebollah.

È per questi motivi che l’Occidente da mesi assiste al massacro di civili senza riuscire a creare neanche dei corridoi umanitari?