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Esteri

SIRIA/ Bernard−Henry Lévy, stavolta non basta un editoriale per fare la guerra

Distruzioni nell'abitato di Homs dopo gli scontri tra lealisti e ribelliDistruzioni nell'abitato di Homs dopo gli scontri tra lealisti e ribelli

Fa certo strano che uno che tra le sue righe denuncia nel dibattito sulla situazione siriana la presenza di una “malafede senza limiti”, lasci aperta la porta per un utilizzo della responsibility to protect strumentale ad un cambio di regime, certamente utile a indebolire e isolare ulteriormente l’Iran degli ayatollah. Se, come dovrebbe essere, si vogliono proteggere i civili, donne e bambini che vengono massacrati nelle strade di Aleppo, bisognerebbe essere pronti ad assumersi i rischi che la solennità dell’impegno comporta, attraverso un intervento a terra con delle truppe di interposizione tra le milizie ribelli e l’esercito di Assad, così da porre fine alle violenze (il tutto sotto l’egida Onu, non solamente tramite volenterosi francesi).
Certo, sarebbe una scelta molto costosa in termini sia di vite umane (tra gli intervenienti), sia politici, sia economici, ma eviterebbe le uccisioni di civili causate dai bombardamenti aerei. Che nessuno, Francia compresa, sia disponibile ad assumersi questi rischi solamente per difendere dei civili, è un altro discorso.

(Claudio Fontana)

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