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SIRIA/ Eid: la soluzione militare c'è ma nessuno la vuole

In Siria (InfoPhoto) In Siria (InfoPhoto)

Si tratta di un battage mediatico spesso sollevato da parte iraniana perché in Bahrain la minoranza in rivolta è sciita (come chi governa Iran e Siria, ndr).

 

Cosa dobbiamo aspettarci nei prossimi giorni?

 

Bisogna vedere come risponderà l’Iran alla sua disfatta diplomatica de La Mecca. Oggi è la giornata mondiale per Gerusalemme, che è stata istituita dall’Ayatollah Khomeyni, in occasione di ogni ultimo venerdì del mese del Ramadan ma già ieri sera la televisione iraniana diceva che ci sarebbero state manifestazioni nelle regioni orientali dell’Arabia Saudita prevalentemente abitate da sciiti.

 

E i lavori dell’Oci come si sono chiusi?

 

In conferenza stampa il segretario generale Ihsanoglu ha detto che gli stati dell’Oci dovrebbero attivarsi maggiormente a livello internazionale per risolvere la crisi siriana, anche perché, adesso, quattro dei quindici membri del Consiglio di sicurezza dell’Onu appartengono all’Oci (Azerbaijan, Marocco, Pakistan e Togo). Tra i membri dell’Oci non c’è stata grande adesione all’idea di un intervento militare in Siria. Gli stati islamici prediligono una soluzione diplomatica.

 

Domenica intanto scade il mandato degli investigatori sui diritti umani dell’Onu…

 

Sì. Dopo che Kofi Annan, l’inviato speciale delle Nazioni Unite e della Lega araba in Siria, ha gettato la spugna rassegnando le dimissioni, sarebbe un fallimento totale. La scadenza è a mezzanotte di domenica: bisogna vedere se in due o tre giorni si può arrivare a un nuovo accordo.

 

Lei che cosa si aspetta?

 

La vedo brutta, perché l’impasse della diplomazia non fa altro che posticipare il termine senza risolvere i problemi. E l’alternativa, l’intervento militare straniero, non è certo la soluzione migliore. Bisognerebbe trovare una soluzione che sia militare ma non del tipo di quelle realizzate in Libia o in Iraq.

 

Ma di che tipo?