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SIRIA/ Massoud Akko: vi spiego perché il "piano Annan" è morto

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Bashar al Assad (Infophoto)  Bashar al Assad (Infophoto)

Continua la guerra civile in Siria e non si fermano le violenze del regime nei confornti della popolazione. Anche se i ribelli, quanto ad atrocità, non sono certo da meno. Il rapporto che la Commissione Onu ha presentato ieri rivela, infatti, che crimini di guerra e violazioni dei più elementari diritti umani sono stati commessi tanto dall’una quanto dall’altra parte. Tuttavia, si legge nel rapporto, le violenze dei ribelli “non raggiungono la gravità, la frequenza e l'intensità” di quelle dell'esercito e delle forze di sicurezza siriane. Massoud Akko, 35 anni, giornalista siriano curdo e attivista dei diritti umani, non ha dubbi su quale delle due fazioni appoggiare e, parlando del regime, si dice convinto che non vi possa «essere trattativa con chi uccide bambini e donne e un dialogo con gli assassini sarebbe un insulto al sangue dei martiri». Mentre considera il piano di Annan di fatto «morto perché il regime non ha mai attuato il primo passo del piano, cioè la cessazione delle violenze». Akko, però, intervistato da ilsussidiario.net, ha ricordato anche che «non dobbiamo dimenticare la nostra umanità e che lo scopo principale della rivoluzione è di ristabilire la nostra dignità, la giustizia e la pace».

 

Ciò che sta avvenendo in Siria è sempre più simile a una guerra civile e queste guerre, purtroppo, sono caratterizzate da atrocità da entrambe le parti. L'ultimo video apparso sul web e precedenti notizie, anche se passate un po' in seconda linea, indicherebbero che ciò sta avvenendo anche in Siria.

 

Quella in Siria è una guerra del regime contro la popolazione civile. Il regime sta usando ogni tipo di armi e pratica ogni tipo di persecuzione: assassini, stupri, imprigionamenti, tortura, massacri di bambini e donne. Di fronte a questi crimini, il popolo è obbligato a difendersi. I crimini di alcuni tra i ribelli non significano, secondo me, che i ribelli vogliono vendicarsi. I ribelli sono siriani che hanno sofferto a causa del regime; posso comprendere che avvengano queste cose.

 

Quali sono le sue reazioni di fronte a questi fatti e come pensa possano influenzare l'opinione pubblica siriana?

 

Sono convinto che non dobbiamo dimenticare la nostra umanità e che lo scopo principale della rivoluzione è di ristabilire la nostra dignità, la giustizia e la pace. Dobbiamo essere pazienti, non vendicarci, per quanto possibile non uccidere, dobbiamo controllarci. Personalmente sono rattristato nel vedere reagire in questo modo ribelli che combattono contro un regime iniquo e dittatoriale. Non siamo in una giungla, in cui si uccidono le persone e si urla di gioia per averle uccise. Questa non è l'etica e il comportamento dei ribelli.

 

Malgrado la sua sanguinosa dittatura, Assad sembra essere appoggiato da una parte non piccola della popolazione, in particolare da appartenenti alle varie minoranze presenti nel Paese. Come si spiega questo?

 

Assad è certamente sostenuto da una parte della popolazione, in particolare da una gran parte della minoranza alauita, ma i suoi sostenitori sono pochi se confrontati con il numero degli oppositori. La maggioranza dei siriani è contro il suo regime, anche se i gruppi che hanno tratto vantaggi dalla sua dittatura ovviamente lo sostengono.

 

Lei fa parte di una delle minoranze, quella curda. Qual è l'atteggiamento preponderante all'interno della sua comunità?



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