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SIRIA/ Herzog (Haaretz): vi spiego la crisi siriana vista da Israele

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Il presidente siriano Assad (Foto: Infophoto)  Il presidente siriano Assad (Foto: Infophoto)

Non credo ci si possa aspettare una risoluzione dell'ONU in favore di un intervento militare, a meno che in Siria avvenga una catastrofe o Assad usi le armi chimiche contro il suo popolo, fatti che potrebbero spingere a un'azione, che per il momento non sembra probabile. Non posso parlare per il governo, ma penso che Israele vorrebbe vedere una comunità internazionale più attiva nel fare pressione sul regime di Assad, non necessariamente attraverso azioni militari, ma almeno decidendo quali sono le componenti all'interno dell'opposizione che è giusto sostenere e aiutandole contro il regime. Finora, la comunità internazionale è stata piuttosto passiva, mentre Iran, Hezbollah e Russia sono molto attive nel loro sostegno ad Assad. A parte gli inviti ad andarsene di Obama, Hollande e della maggioranza dei leader europei, non è stato fatto un gran che. Ci sono le sanzioni economiche, certo, ma non bastano. Non penso che in questo momento la situazione richieda un intervento militare, come in Libia, ma si può certamente fare di più per sostenere le giuste componenti dell'opposizione. Se la comunità internazionale non lo fa, contribuirà a far emergere proprio quegli elementi che invece non vorrebbe prendessero la guida, come islamisti e jihadisti, già molto attivi e per i quali la Siria sta diventano un punto di attrazione in tutto il mondo arabo.

Il Segretario alla difesa Leon Panetta visiterà Israele nei prossimi giorni. Quali pensa saranno I principali punti che verranno discussi negli incontri?

Credo che questa visita abbia principalmente due obiettivi, sulla scia delle precedenti visite del Segretario di Stato Clinton, del suo vice Bill Burns e del candidato Repubblicano Mitt Romney, e il primo è di chiarire a Israele la posizione americana sull'Iran. Gli Stati Uniti vorrebbero che Israele non prendesse nessuna iniziativa contro l'Iran prima delle elezioni presidenziali di novembre. Il secondo obiettivo ha più a che fare con la politica interna americana. L'attuale Amministrazione vuole mostrare il suo sostegno a Israele come parte integrante della sua campagna elettorale, e altrettanto intende fare Romney. Credo che anche la visita di Panetta sia da inserire in questo schema di politica interna degli USA.

Proprio in vista delle prossime elezioni presidenziali, come pensa possano cambiare le relazioni tra Israele e Stati Uniti se verrà eletto Romney? Nella sua recente visita ha decisamente irritato i palestinesi definendo, tra le altre cose, Gerusalemme la capitale di Israele.

Starei molto attento a trarre conclusioni sulla base di ciò che viene detto da candidati. Una lunga serie di dati storici dimostra che quando poi si accede realmente alla carica le posizioni cambiano. Non metto in dubbio l'amicizia di Romney per Israele, ma questa è una cosa, la politica ufficiale degli Stati Uniti è un'altra. Dobbiamo solo aspettare e vedere.

Vi sono aggiornamenti sulla situazione in Iran e, quindi, sulla posizione di Israele?

Ci sono ancora molte discussioni e nessuna decisione, ma il messaggio che arriva è che non c'è più molto tempo per decidere. Il tempo passa e gli iraniani continuano ad arricchire l'uranio. I colloqui diplomatici non sembrano portare risultati e gli israeliani temono che la comunità internazionale venga trascinata in discussioni senza fine, mentre gli iraniani continuano le loro attività nucleari. Non so cosa verrà deciso, ma ciò è oggetto dei colloqui con gli americani, la cui posizione è chiara: non fate niente fino a novembre. Tuttavia, i tempi sono molto più brevi per Israele, che dovrà prendere una decisione molto presto.

 

(Maria Bond)



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