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DOCUMENTARI/ Quattro storie per capire la fuga dall’Iran

Pubblicazione:lunedì 20 agosto 2012

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Sono passati più di trenta anni dalla rivoluzione iraniana, quando il mondo cominciò a sentire parole allora inusitate: ayatollah, pasdaran, hojatoleslam... Si può bene dire che l’avvento sulla scena planetaria di Ruollah Khomeini, un uomo vestito di nero e dalla barba bianca e lunga provocò sbalordimento ma non venne capito nelle sue implicazioni e conseguenze. La storia cambiava davvero tra il 1979 e il 1980. Dall’antica Persia partiva una marcia che negli anni avrebbe raggiunto e trasformato tutto il mondo musulmano.

All’epoca non era così importante che i protagonisti del cambiamento fossero sciiti, cioè appartenenti a quella che la maggioranza dell’Islam considera un’eresia. Era molto più importante che rappresentassero la possibilità per l’Islam di rovesciare le carte, di riscattare le debolezze e le umiliazioni patite. In nome della religione le masse musulmane povere e diseredate potevano conquistare il potere, diventare Stato, uno stato conforme, uno stato ortodosso. O almeno, ma questo lo si è capito molto dopo, avevano la forza di abbattere il potere nemico e corrotto dello Scià, “venduto all’Occidente”.

Quanto a conquistare davvero il potere, beh lo si sarebbe visto poi. La possibilità di una rivoluzione in nome e per conto dell’Islam contagiò in poco tempo molti Paesi e molti popoli musulmani: il Libano, dove i ritratti di quell’uomo vestito di nero e dagli occhi penetranti, campeggiavano dovunque (tranne ovviamente le aree cristiane); nei campi profughi palestinesi, nelle periferie delle città, nelle moschee. Povertà e Islam fu l’equazione del cambiamento.

Da allora i ricordi si sono sbiaditi, ed è difficile immaginare oggi come anche in certe parti dell’Occidente di sinistra e del mondo cristiano la rivoluzione degli ayatollah fosse vista con una certa simpatia: da un lato il populismo, dall’altro il fattore religioso venivano adottati come chiavi di lettura di quegli strani accadimenti. Allora si guardava a Tehran, ma oggi da Tehran si fugge: è questo il destino di quella rivoluzione. Perche? Cosa e accaduto in quella terra?

Monica Maggioni, inviata del Tg1 e caporedattore di Tv7 ha raccolto in un intenso e drammatico documentario quattro storie umane che sono la parabola dell’Iran contemporaneo, dalla speranza alla prigionia, dalla forza alla rassegnazione, dalla gioia rivoluzionaria alla tristezza dell’esilio.


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